Rassegna Stampa

Nelle carte dell’Fbi gli affari di Philippe nipote del presidente

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 30-05-2015 - Ore 10:23

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Nelle carte dell’Fbi gli affari di Philippe nipote del presidente

REPUBBLICA – MENSURATI-TONACCI - La distribuzione dei talenti, si sa, è del tutto casuale. E il caso non si cura né del codice penale, né di polverose questioni di opportunità. Deve essere per questo motivo che Philippe Blatter, nipote del giurassico presidente della Fifa Sepp e figlio di Marco, ex direttore del comitato olimpico svizzero, ha avuto in dono dalla natura un impetuoso e imprevedibile talento per il marketing sportivo e per ogni altro modo immaginabile di fare soldi con lo sport, e in particolare il calcio. Quelli dell’Fbi, però, non credono al caso. E sospettano che ci sia un nesso di causa ed effetto tra il successo imprenditoriale di Philippe e il ruolo istituzionale di Sepp.

L’INIZIO Tutto comincia con uno scandalo. Uno di quelli che periodicamente esplodono sulle pagine dei giornali, sembrano destinati ad azzerare tutto e invece dopo pochi giorni vengono rimossi. Nel 2001 fallisce in Svizzera la Isl — International Sport and Leisure, un mastodonte del marketing sportivo che aveva i diritti per i mondiali di calcio del 2002 e del 2006. Nata nel 1982 e posseduta inizialmente dagli eredi di Adi Dassler (il fondatore dell’Adidas), la Isl era il partner storico del Cio e della Fifa, con i quali aveva fatto soldi a palate. Ma una serie di investimenti sbagliati (specialmente sugli sport minori) e una certa inclinazione dei manager a pagare tangenti alla Fifa e distrarre fondi per sé e per altri, l’ha portata nel baratro, con un debito di un miliardo di franchi svizzeri. Nel 2005 la gendarmerie perquisì gli uffici di Sepp: alla vigilia del fallimento, dal conto “Nunca”, che in spagnolo significa “giammai”, aperto in una banca del Liechtneistein e usato principalmente per confezionare e spedire tangenti, erano partiti 20 miliardi di lire: destinazione Zurigo. Blatter negò. E riuscì a rimanere al suo posto.

LA FINE Esattamente dieci anni dopo, cioè oggi, l’Fbi riprende in mano quell’incartamento e scopre che nulla è cambiato. Il “sistema Isl” è stato replicato: in America con la Traffic International (accusata di corruzione per milioni di dollari di tangenti), in Europa, dal soggetto che nell’indictment act degli inquirenti di New York è coperto da omissis, indicato come «Sport Marketing Company C, multinazionale basata in Europa e con affiliati negli Stati Uniti». È lì che si vuole spingere l’indagine. Del resto che il sistema sia corrotto viene dato per certo. «Dalla fine degli Anni ‘80 agli inizi dei 2000 — scrivono gli investigatori — furono pagate tangenti alla Fifa da una società svizzera di ‘sport marketing’ in relazione alla compravendita dei diritti tv dei mondiali di calcio». Il riferimento alla Isl, seppure non nominata, è evidente. È la stessa conclusione cui è arrivata anche l’inchiesta interna del comitato etico della Fifa, poi insabbiata dai suoi vertici. Tra i beneficiari delle mazzette c’è anche il paraguayano Nicolas Leoz, ex membro del comitato esecutivo della Fifa, arrestato mercoledì scorso. Il fallimento della Isl è stato l’inizio della fortuna della Infront.

LE PREOCCUPAZIONI DI PHILIPPE BLATTER Lo spazio lasciato libero dalla Isl è riempito dal gruppo tedesco Kirchmedia e dalla sua controllata, Kirchsport. Di lì a poco, questa seconda società viene rifondata col nome di Infront. Stessi uffici a Zurigo, stesse fotocopiatrici, stessi contratti miliardari, diritti tv, libraries, archivi. A guidarla, dal 2005, c’è il giovane Philippe Blatter, un passato alla McKinsey, dove seguiva senza problemi — tutt’altro — il cliente Fifa, cioè lo zio Sepp, che al momento della nomina rispose a chi vi intravedeva un conflitto di interessi: «Io non c’entro niente». Che in una decina di anni Infront si sia presa una buona fetta del calcio mondiale, ormai lo sanno anche i sassi. Ma la magistratura svizzera, con un’indagine parallela a quella dell’Fbi sull’assegnazione dei mondiali 2018 e 2022 a Russia e Qatar, sembra destinata a incocciare la società del nipote di Blatter. Anche perché Infront dal 2013 ha messo in piedi la joint venture AspireInfront con la Aspire Katara Investment, con sede a Doha, dello sceicco Mohammad bin Abdulrahman Al-Thani. Lo scopo è la gestione di eventi sportivi e relativi diritti, l’ospitalità, la produzione per i media, il marketing, gli sponsor. Insomma tutto il pacchetto completo, milioni e milioni di dollari in vista del futuro campionato del mondo. Pacchetto che prevede anche la gestione dei biglietti. Il cosiddetto ticketing. L’Fbi ha parlato apertamente di «traffico illecito», incrociando in pieno l’inchiesta del magistrato di Rio de Janeiro Marcos Kac, il quale ha svelato il mercato nero dei biglietti delle partite dei mondiali del 2014. Per questo ha chiesto le carte dell’Fbi. «È coinvolto un pesce grosso della Fifa, che vive in Svizzera», aveva detto un anno fa. La sua indagine ruota attorno a Match Services e Hospitality, l’agenzia che si occupa per la Fifa degli alloggi e del ticketing, partecipata da Infront al 5 per cento. Un business da 90 milioni di dollari a mondiale. Prima del 2001 se ne occupava un’altra società. Che si chiamava Isl.

Fonte: REPUBBLICA – MENSURATI-TONACCI

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