Rassegna Stampa

Neppure Totti dà la sveglia. La Roma non cambia passo

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 23-02-2015 - Ore 08:29

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Neppure Totti dà la sveglia. La Roma non cambia passo

Il 6 gennaio la Roma era a un solo punto dalla Juventus e aveva 9 punti di vantaggio sul Napoli. Quarantacinque giorni e un mercato di riparazione dopo ha perso 8 lunghezze dai bianconeri e stasera, dopo il posticipo, potrebbe trovarsi i Benitez Boys a meno 3. Che cosa è successo? L’aritmetica ha una risposta semplice: da quel giorno ha pareggiato 6 delle 7 partite giocate (Lazio, Palermo, Fiorentina, Empoli, Parma e ieri Verona), vincendo soltanto contro il Cagliari. Non bisogna essere Einstein per capire che 3 sconfitte e 4 vittorie avrebbero portato 3 punti in più.

Il d.s. Walter Sabatini ha la risposta dell’uomo che, dopo aver lasciato andare Mattia Destro al Milan e portato a Roma, per la stessa cifra, Doumbia e Ibarbo, non si sottrae al suo compito: «La responsabilità non è dell’allenatore, ma mia, per non aver riflettuto bene sulle condizioni di Doumbia e Ibarbo. Se sarà un errore mortifero faremo i conti a fine campionato. La Juve avrà un match point, contro di noi, la prossima settimana. Parlare di scudetto adesso sarebbe prendere in giro i tifosi. Dobbiamo pensare a proteggere il secondo posto perché sarà molto difficile ». Rudi Garcia cerca una risposta in campo e non sempre la trova: «Come dite in Italia ci manca sempre uno per fare 31. Abbiamo preso gol e non era nemmeno un tiro in porta. Florenzi non ha potuto difendere perché era infortunato, ma non si era fatto male da solo. Ho visto una bella Roma nel primo tempo, poi il calo è stato anche fisiologico. Avevamo giocato giovedì… ».

Ci vuole Francesco Totti, al gol numero 240 in serie A, per rivedere un sottile raggio di sole: «Scudetto? Aspettiamo almeno fino a lunedì ». Ma, prima, ci sarà il ritorno di Europa League, a Rotterdam, dove la Roma si giocherà un altro pezzo di futuro. Detto delle colpe della Roma, la sfortuna ha avuto il suo peso. Fino al pareggio su autogol (doppia deviazione di Astori e Keita) era stata la sola squadra in campo. Il Verona ha rinunciato a fare calcio, lasciando all’avversario un possesso palla di oltre il 75%, anche se non ci si deve vergognare di fare quello che si può fare. È la Roma ad aver comprato Iturbe dal Verona quest’estate, non viceversa. E poi il calcio è uno sport talmente strano che, nelle ripresa, c’è voluto un salvataggio di Torosodis sulla riga, su tiro di Hallfredsson, per evitare che la Roma andasse addirittura sotto.

Cosa può fare la Roma per risalire? 1) servirebbe il tempo per aspettare che Gervinho torni dalla Coppa d’Africa con la mente oltre che con il fisico e che Doumbia si inserisca nelle squadra ma, come dice Garcia, di tempo non ce n’è più; 2) il recupero di Iturbe per dare più opzioni a un attacco sterile; 3) spostare Pjanic davanti alla difesa, alla Pirlo, per velocizzare l’azione e per dargli un ruolo che lo allontani da Totti per evitare sovrapposizioni; oggi il bosniaco fa il mediano e così non serve né alla squadra né a se stesso, pur mettendoci tutto l’impegno possibile. La triste verità è che due leader come Benatia e Strootman, che miglioravano tutti i compagni vicini, non ci sono più. E cosa può fare il Verona per arrivare a una salvezza più tranquilla? Cercare di giocare di più a calcio, mantenendo la stessa grinta. Non si trova sempre un gol senza aver mai tirato in porta.

Fonte: CORSERA (L. VALDISERRI)

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