Rassegna Stampa

Nessuno rovini la festa

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 26-05-2013 - Ore 11:50

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Nessuno rovini la festa

(Corriere della Sera – D.Dallera) «Portare i bambini allo stadio», «riscoprire il piacere delle famiglie allo stadio», quante volte abbiamo sentito, letto questo slogan dell’impossibile.Soltanto genitori che vanno oltre il coraggio (e la passione per la propria squadra) possono pensare di portare oggi i loro figli a vedere Roma-Lazio, finale di Coppa Italia, che col passare delle ore sta diventando la partita della paura. Per quello che potrebbe accadere, per quello che potrebbero combinare violenti travestiti da ultrà (il tifo organizzato una dignità e una simpatia coreografica ce l’ha, soprattutto quando si limita a urlare passione e dedizione per la squadra amata), per il mix esplosivo di idiozia e aggressività che potrebbe sfociare in incidenti, ovviamente ben organizzati, studiati da tempo.

 

 

Schierati duemila uomini delle forze dell’ordine, in pratica un esercito impegnato a presidiare le zone calde di Roma, a difendere e tutelare il cittadino, ma anche il tifoso che vorrebbe godersi una partita di pallone. Solo di questo si tratta, di una partita di pallone, di un derby per giunta, il massimo per uno sportivo che sull’onda della vittoria potrebbe festeggiare dopo con sane prese in giro all’amico sconfitto. Vuoi mettere una gustosa amatriciana a cena, condita e arricchita da battute e lazzi da dedicare al tifoso che s’è visto sfuggire la Coppa Italia. È il massimo del divertimento se si mantengono i limiti, se si rispettano buon senso e le regole della civiltà. Sia una festa, non guerriglia, si colori lo stadio di striscioni, così divertenti quando sono ricchi di ironia, e si lascino nelle soffitte (per sempre) coltelli, spranghe, bombe carta e i passamontagna della vergogna.

 

 

Una partita come quella odierna potrebbe fare anche una magia: quella di far tornare bambini anche quei tifosi che allo stadio ci vanno con cattive intenzioni. Si ricordino di essere stati anche loro ragazzini, di aver gioito per una vittoria o pianto per una sconfitta. Chissà mai che allo stadio davvero possano tornare le famiglie: ci vuole una magia. Il trucco è avere buon senso.

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