Rassegna Stampa

«Noi minacciati per non tifare»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 13-05-2014 - Ore 08:10

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«Noi minacciati per non tifare»

Al termine della gara tra Roma e Juventus, il saluto finale dell’Olimpico alla più che positiva stagione giallorossa non ha preso i contorni di una vera e propria festa.

 

Nel giorno successivo, le segnalazioni di dissenso nei confronti della linea adottata dal tifo organizzato hanno cominciato a manifestarsi, divise in ordine sparso tra social network e le telefonate ricevute nelle trasmissioni dell’etere romano. Il mancato sostegno delle curve alla squadra durante la partita, espresso con un silenzio di circa 30 minuti e spezzato poi successivamente con cori di discriminazione rivolti ai tifosi napoletani e alle forze dell’ordine, sono diventate oggetto di critica da parte dell’opinione pubblica e di chi, presente allo stadio, avrebbe preferito incitare la Roma.

 

La solidarietà espressa all’ultrà romanista Daniele De Santis ha suscitato disapprovazione in tutta Italia e tra gli stessi tifosi giallorossi, che hanno inviato numerose mail alla società per prendere le distanze dagli avvenimenti dell’Olimpico.

 

Qualcuno ha voluto anche raccontare la propria posizione, come Lorenzo, abbonato in curva sud e presente domenica sugli spalti: «Io sono uno di quelli che avrebbe preferito coprire la voce dei tifosi della Juventus che ci sbattevano in faccia il loro scudetto nel nostro stadio».Così come Antonio, che è stato «invitato» a mantenere la linea adottata: «Non c’è stata una vera e propria minaccia, al massimo è volato qualche spintone. Ho fischiato poi i cori contro Napoli semplicemente perché non voglio che squalifichino ancora le curve e io ho già rinnovato l’abbonamento». C’è anche chi come Massimo non vorrebbe però che si strumentalizzasse troppo la questione: «In curva queste cose succedono da sempre, soltanto che ora fa più notizia. Se si vuole vedere la partita seduti e senza la presenza di bandiere che limitano la vista allora si può scegliere liberamente un altro settore. Però poi piace a tutti sentirsi parte della curva quando in trasferta si vede il settore ospiti pieno».

Fonte: Il Tempo – Paolo Dani

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