Rassegna Stampa

Non è un campionato per italiani I bomber nostrani sono solo quattro

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 03-09-2015 - Ore 07:42

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Non è un campionato per italiani I bomber nostrani sono solo quattro

CORRIERE DELLA SERA - DE CAROLIS - Non è un campionato per italiani. Alla serie A piacciono poco e non bastano le nuove norme (rose con almeno 4 giocatori cresciuti nel club di appartenenza e 4 formati nel nostro Paese) a tutelarli. Gli allenatori e i club preferiscono gli stranieri, in costante aumento anno dopo anno. 
Nelle prime due giornate sono stati utilizzati in tutto 336 calciatori e di questi solo 135 italiani. Meno della metà, appena il 41 per cento, in diminuzione rispetto alla stagione 2014-2015, quando dopo i primi due turni, ne finirono in campo 151, a conti fatti il 45 per cento. In totale lo scorso anno gli italiani utilizzati sono stati 277 sui 609 giocatori schierati dai venti club: il 45,5 per cento. 
Si cerca all’estero con frequenza sempre maggiore e il pozzo da cui si estraggono campioni (o presunti tali) è l’Argentina, la colonia più numerosa, arrivata a schierare nel 2014/2015 ben 42 giocatori. Quest’anno è ripartita piazzandone 21 nelle formazioni titolari dei primi due turni, a pari merito con il Brasile. 
Non è solo il fascino del giocatore straniero a spingere i club sui mercati esteri, piuttosto un problema finanziario difficile da aggirare. Quando una società italiana acquista un giocatore da un’altra del nostro Paese deve garantire con una fideiussione presso la Lega Calcio il 100 per cento dell’importo. Non è così se si compra fuori dai confini, dove di fatto si stipula un contratto tra due società private senza obblighi di garanzie. Una limitazione non da poco, voluta per limitare i «bidoni» a potenziali venditori. Non accade così in altre federazioni, dove le pratiche sono più snelle e pure (forse) più rischiose. Non basta però l’aspetto economico a giustificare una contrazione sempre più evidente. I vivai non sfornano più giocatori perché poco è stato fatto per farli fiorire negli anni passati e inoltre non c’è l’obbligo di dover schierare un numero di giocatori N«selezionabili» per la Nazionale. Il c.t. Antonio Conte si trova a pescare da un bacino ormai quasi prosciugato. La squadra più «italiana» è stata il Frosinone con ben 14 «azzurri» schierati su 17. Decisamente votata all’estero l’Udinese, con il solo Di Natale (peraltro neppure titolare domenica scorsa) a tenere alto il tricolore. Inter e Roma sono andate poco meglio: appena due dei nostri in campo, la Fiorentina ne ha usati 3, come la Lazio. Il Napoli l’anno passato fu la squadra a spendere meno italiani in tutta la stagione: 5 sui 26 calciatori utilizzati. La provincia resta il posto migliore per esprimersi per i giocatori di casa nostra. Cesena e Sassuolo nel 2014/15 ne hanno mandati in campo 23 ciascuno. Quest’anno dietro al Frosinone ci sono Sassuolo (13 schierati), Bologna 12, Empoli 10. Seguono Atalanta, Milan, Carpi, Samp e Verona a quota 8, Chievo e Torino 7, Juve e Palermo a 6, Genoa 5, Napoli 4. 
Le brutte notizie per Conte però non sono finite. I centravanti italiani sempre titolari e in campo nei primi 180’ si contano sulle dita di una mano, appena quattro: Dionisi (Frosinone), Toni (Verona), Quagliarella (Torino) e Paloschi (Chievo), cui vanno aggiunti Eder e Vasquez, due oriundi «azzurrabili». Le punte straniere sono state il 78 per cento e le big hanno solo tridenti scelti all’estero. Non c’è da stupirsi perché su 559 tesserati in serie A 312 sono stranieri, più della metà e ben il 55,8 per cento. In Premier League si arriva al 68,3, in Bundesliga al 48,8, nella Liga spagnola al 41,7. Frontiere aperte, tanti mormorano: lo straniero passa e gioca. 

Fonte: CORRIERE DELLA SERA - DE CAROLIS

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