Rassegna Stampa

"Non si può calpestare così chi ha fatto la storia di Roma"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 22-02-2016 - Ore 07:57

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IL TEMPO - MENGHI - «Che sta succedendo?». È Carlo Mazzone, dall’altra parte della cornetta, a chiederselo. Amareggiato, quasi furioso, per il trattamento riservato a Francesco Totti, che non è più quel giovanotto interessante e sconosciuto ai più di quando allenava lui la Roma. Il mentore romano e romanista del capitano non poteva che difenderlo come se fosse figlio suo, e se parliamo di natali calcistici non diciamo certo una bugia. Fu lui a vedere le qualità di Francesco e a dargli la possibilità di debuttare in prima squadra, permettendogli di iniziare una carriera incredibile con la stessa maglia.

Il primo tecnico della gestione Franco Sensi si era sbilanciato in favore del figliol prodigo già prima che scoppiasse il caso a Trigoria: «Totti va rispettato, Spalletti deve parlarci e capire come poterlo utilizzare. Consiglio di guardarsi in faccia in maniera schietta e sincera, cercando di capire dove e come Totti possa essere utile in campo: è il minimo che si possa fare, esattamente come ho fatto io con Baggio». Una lezione da tecnico e tecnico che non è bastata ad evitare la rottura tra capitano e panchina, uno strappo che a Mazzone proprio non va giù. Lui di campioni ne ha dovuti gestire parecchi in più di quarant’anni di carriera: «E sono stato fortunato per questo. Lavoravamo in campo per far coesistere tutti i giocatori di qualità. Totti lo vidi nelle giovanili e capii subito che era veramente bravo. Non potevo dirlo chiaramente, ma avevo una stima immensa per questo ragazzo».

Negli anni il sentimento è rimasto intatto e forte com’era un tempo: «Ora vivo lontano da Roma e da Totti, ma fanno parte della mia vita», è la premessa di «sor Carle’» prima di sferrare il colpo contro Spalletti. Così come ventitre anni fa ebbe il coraggio di puntare sul talento di un ragazzino destinato a diventare leggenda, non gli manca oggi la personalità per accusare chi sta osteggiando il numero 10 giallorosso. La notizia dell’esclusione di Totti dai convocati per il Palermo ha rovinato la quotidianità della domenica di Mazzone, che era a casa con la famiglia quando ha subito un vero e proprio choc nell’apprendere quanto successo ieri mattina dalle parti del Bernardini. «Sono fuori di testa, io non ho sposato Totti, l’ho fatto giocare e gli ho riconosciuto che è un grande uomo e un grande calciatore, che ha una famiglia meravigliosa. Arriva questo (Spalletti, ndc) e va a cercare pubblicità, distruggendo l’immagine di un ragazzo eccezionale. Che peccato che ho finito di fare l’allenatore».

 

 

Lei cosa avrebbe fatto?

«Avrei convocato il giocatore, l’avrei chiamato, avremmo parlato... Non c’era bisogno di escluderlo dalla lista dei convocati. Io non mi sono mai prostituito con i miei giocatori, che per me sono stati tutti quelli che ho avuto, non solo chi andava in campo e ci faceva vincere o perdere. Ho sempre fatto crescere l’uomo assieme al calciatore. Sono amareggiatissimo. È una sputtanata grave su un giocatore che ha fatto la storia ed è anche una persona educata».

 

 

A lei è mai successo di dover telefonare a Totti?

«Francesco non l’ho mai chiamato, una volta sola parlai con la sua famiglia perché il ragazzo c’aveva il motorino... Io intervenni attraverso la famiglia. Spalletti cerca gloria. Posso mandare un messaggio al mio collega?».

 

 

Prego.

«Lascia perdere, hai sbattuto male, hai avuto poche nozioni, quando hai vinto hanno vinto gli altri non te. Meglio che te ne vai da un’altra parte così ci fai un piacere. Ci rendiamo conto di quello che sta creando? Una situazione di tensione incredibile. La partita è passata in secondo piano. Un allenatore con buon senso e personalità, non l’avrebbe fatto. Totti ha fatto conoscere la nostra città che si chiama Roma, ha fatto la storia».

 

 

La società ha avallato la decisione dell’allenatore, vede delle responsabilità anche del club?

«Io penso che abbia solo accettato l’intervento del tecnico. Per rispetto all’allenatore gli dicono "pensaci tu", poi io società giudicherò. Ma a che gioco giochiamo? Abbiamo mortificato un grande campione e un grande uomo. Sono dispiaciuto. È una vita che ho smesso, non sono mai intervenuto e mai ho fatto il presuntuoso, ma ci sono certi figli di una buona donna nel giro del mondo del calcio... Se me ne capita qualcuno cerco di creare i presupposti affinché si metta in regola in questo mondo di gente fortunata, dove si guadagnano tanti soldi. Queste so’ fortune».

 

 

Totti può essere ancora utile alla causa giallorossa?

«Certo, il capitano può ancora dare il suo contributo. Lo ha sempre fatto e continuerà a farlo. Totti è stato ed è ancora un grandissimo campione».

 

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