Rassegna Stampa

Non solo hi-tech: la rivoluzione è servita

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 22-08-2015 - Ore 10:11

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Non solo hi-tech: la rivoluzione è servita

IL MESSAGGERO-SACCA  - Benvenuto al campionato e alle sue novità. Benvenuto all’Occhio di falco e al Frosinone, al Carpi e all’inno di Giovanni Allevi, alle regole sugli stranieri e alle rose di 25 giocatori. È il nostro calcio che muta, che non si tiene al riparo dal camminare del tempo ma, pian piano, si lascia trasportare dalla corrente del futuro. Cambiare prima di doverlo fare è un’idea che troppo, e a lungo, ci è mancata. Tanti l’hanno versata nel mare delle proposte buone solo per costruire qualche titolone: a pochi, pochissimi è davvero riuscita l’acrobazia di trasformare. Ora, e non da ora, è arrivato il momento.

ECCO LA TECNOLOGIA Così, eccola decollare la tecnologia contro i gol fantasma. In tutti gli stadi, in tutte le porte. Saranno sette telecamere puntate verso ciascuna delle righe bianche a cercare di ingrandire l’invisibile: poi un computer e un segnale radio scriveranno sull’orologio dell’arbitro la parola «gol».
Evaporeranno le discussioni? Si spera, se lo augurano i tifosi, i giocatori e soprattutto i club, dato che i costi dell’intera cattedrale tecnologica oscilleranno intorno ai 2,2 milioni di euro, e saranno pagati soltanto dalle società. Senza ragioni evidenti, se non economiche, resteranno in campo pure gli addizionali d’area, a sbirciare nel groviglio di trattenute e di falletti nascosti. Ma considerando che la goal line technology reca in sé il baco di un margine di errore di 1,5 centimetri, è evidente che l’onda delle polemiche continuerà a sbattere sulle nostre spiagge.

 

TRIS DEL LAZIO Come annotato, annuseranno il profumo della serie A due totali debuttanti, vale a dire il Frosinone di Stellone e il Carpi di Castori. Raccontano gli amanti dei ricorsi che due esordienti assoluti non si presentavano ai nastri di partenza addirittura dal ‘93. E non si può dimenticare che i ciociari e gli emiliani accompagneranno sul grande palcoscenico due realtà, e altrettante platee, quasi invisibili.
Città di provincia, in cui i sogni si mescolano alla spietatezza dell’attualità. Alle traiettorie del Carpi e del Frosinone si legano stretti un paio di curiosi rilievi statistici: mai, ad esempio, il Lazio aveva sfoggiato tre ambasciatori in serie A; e per la prima volta un capoluogo provinciale, nel caso Modena, sarà rappresentato da due squadre provenienti dalla provincia e non dalla città stessa: nella fattispecie, il Sassuolo e per l’appunto il Carpi.
Ma non basta, figurarsi. Perché quest’anno sui campi italiani si ballerà: o, meglio, si danzerà prima del fischio d’avvio sul salmodiare latino di «O generosa!» di Allevi. «Gloria al vincitore, il suo cuore si muove sempre con onestà», squilla il testo. Sarà vero?

UN GRAN MILÀN Intanto, nell’illusione di offrire un cielo di ossigeno alla Nazionale, la Figc ha deciso di ritoccare la disciplina avvitata alla costruzione degli organici. Come da anni accade in Europa, i nostri club potranno iscrivere al campionato un massimo di 25 giocatori, otto dei quali di formazione italiana, e un’infinità di Under 21. Quanto agli extracomunitari, adesso uno deve sostituire un omologo, mentre il secondo può essere acquisito liberamente. Per la prima volta nella storia, infine, il derby di Milano si giocherà tra due squadre escluse dalle coppe. Benvenuti, allora, nel campionato delle novità e dell’assurdo, in cui perfino Milano vorrà risalire gli abissi: e tornare, finalmente, «un gran Milàn».

Fonte: IL MESSAGGERO-SACCA

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