Rassegna Stampa

Notte bianca della legalità: Lazio e Roma insieme

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 17-05-2015 - Ore 10:15

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Notte bianca della legalità: Lazio e Roma insieme

I ragazzi delle scuole superiori si incantano più ad ascoltare Caterina Chinnici che Antonello Venditti. Il popolare cantautore improvvisa qualche strofa di «Notte prima degli esami», ma la Chinnici, magistrato come il papà Rocco, che gettò le basi del pool antimafia prima di essere ucciso da Cosa Nostra, fa vibrare con i suoi ricordi: «Quando ero ragazza mio padre mi diceva sempre: “Voi giovani come portatori di valori sani sarete portatori di legalità”. È questa la sfida più importante che ci attende». E di conseguenza diventa anche lo slogan di un’iniziativa – la prima riuscitissima edizione della «Notte bianca della legalità», organizzata dall’Associazione nazionale magistrati – in cui seicento studenti invitati, tutti di istituti intitolati a giudici e uomini della sicurezza assassinati dalla mafia e dal terrorismo, sono i veri protagonisti. Girano per le aule del tribunale, ascoltano, intervengono.

BASTA TIFO CONTRO - Succede anche nel dibattito organizzato dal pm Eugenio Albamonte sulla legalità nello sport, intitolato non a caso «Chi non salta». Il territorio è vastissimo, ma la presenza al tavolo del numero uno della Lega di A Maurizio Beretta, del d.g. romanista Mauro Baldissoni e, a sorpresa, del presidente della Lazio Claudio Lotito (accompagnato da Cana ed Ederson), fa sì che a parte un paio di sacrosante considerazioni sui pericoli del doping fornite da Sandro Donati e Pino Capua, si finisca presto a concentrarsi sulla violenza negli stadi. Agli studenti, per primo, si rivolge Lotito: «Se vi dichiarate portatori di legalità, dovete essere i primi a isolare i violenti intorno a voi. Restare in silenzio o inermi significa esserne conniventi». Più di qualcuno rumoreggia, c’è chi ricorda a Lotito le sue infelici considerazioni su Carpi e Frosinone, mentre il Procuratore federale Stefano Palazzi sottolinea che «molto nel calcio si sta facendo, ma in Italia ci sarebbe bisogno di un cambiamento culturale». Altro aspetto fondamentale, rimarcato anche da Baldissoni: «Che senso ha fare il tifo contro? Che utilità ha dire “noi non siamo napoletani”?».

APPELLO – Chiude Maurizio Beretta, con un appello indirizzato alla politica: «Le società sono pronte a costituirsi parti civili contro i violenti, ma le norme ci aiutino a colpire davvero i colpevoli». Applausi finali per tutti, e una domanda: quando si giocherà il derby dell’Olimpico? «Faremo la scelta che ha meno controindicazioni», un sibillino Beretta.

Fonte: Gasport

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