Rassegna Stampa

Obbligo di vittoria per la Champions

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 20-04-2016 - Ore 08:12

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Obbligo di vittoria per la Champions

IL MESSAGGERO - TRANI - La missione resta la stessa delle ultime 2 partite di campionato, pure se la differenza deve poi essere nel risultato. A questo punto della stagione è l’unica cosa che conta. Perché la Roma, dopo i 2 pareggi consecutivi contro il Bologna e l’Atalanta, non può proprio permettersi di sbandare ancora nella volata Champions. Stasera all’Olimpico è dunque costretta a battere il Torino, rigenerato dai 3 successi di fila, per respingere l’attacco dell’Inter quarta, salita a meno 4. Anche perché il Napoli secondo, ospite qui lunedì, è appena volato a più 8. La nuova chance è insomma da sfruttare e basta.

CLIMA ELETTRICO Ventura, proprio come è successo a Donadoni e Reja, conta gli assenti, numerosi e di primo piano: Acquah, Benassi, Immobile e Maxi Lopez. A preoccupare, quindi, è più il nervosismo che si respira da qualche giorno a Trigoria e che non agevola il compito dei giallorossi, ormai obbligati a dare la priorità al 3˚ posto per non mettere a rischio la partecipazione ai play off della prossima edizione della Champions, obiettivo minimo della proprietà. Il digiuno di vittorie nella frase cruciale del torneo sembra aver tolto qualche certezza al gruppo che, anche nel gioco, è meno efficace di qualche settimana fa. Eppure l’ultimo successo dei giallorossi, il 3 aprile nel derby, non è così lontano e quindi l’autostima non può essere improvvisamente evaporata. A rallentare la Roma, capace comunque di una striscia d’imbattibilità lunga 12 gare, sono state le condizioni fisiche non ottimali di alcuni titolari: Keita, Pjanice lo stesso Dzeko che, riproposto dall’inizio a Bergamo, non riesce a essere decisivo come dovrebbe.

ULTIMA CHIAMATA Spalletti è stato chiaro con il centravanti. Sia in pubblico che in privato: il tempo è scaduto e da qui al traguardo, cioè in queste 5 partite, Dezko non deve stonare.L’allenatore gli chiede di usare il fisico per lasciare il segno. Per aiutare la squadra e se stesso. E pretende, da lui e dagli altri, più concentrazione. In campo, ma anche fuori. Il mercato, e non solo, ha ultimamente distratto i calciatori più rappresentativi, anche se Lucio, protagonista assoluto (per sua ammissione) del dopo partita di Bergamo, sembra soffrire il Tottismo più di quanto gli stessi dirigenti avessero messo in preventivo. La sua seconda avventura a Trigoria è diversa proprio per i riportini che, almeno ricordando le sue vecchie e mai sopite allusioni di 7 anni fa, avevano destabilizzato, a sentir lui, la sua precedente esperienza alla guida della Roma. Il paradosso della nuova gestione, come confermato pure dalle più recenti esternazioni, lo chiama direttamente in causa: spesso è proprio lui a riportare a galla visucci e malumori, notti brave e ritardi non autorizzati. La società, cioè Baldissoni e Sabatini, e soprattutto la proprietà, Pallotta e Zecca, sono al suo fianco nella derattizzazione (o semplicemente detottizzazione?), avviata fin dal giorno del suo insediamento. Ci mancherebbe altro che non lo sostenessero, anche per non compromettere l’attuale stagione e programmare quella che verrà. Lui, ricevuti i pieni poteri, ha avvertito i giocatori: chi sbaglia, paga. Le multe, ovvio.

PRIMA SCELTA La Roma ha 4 giocatori diffidati: Digne, Keita, Pjanic e Dzeko. Ma il futuro è adesso, in palio già stasera contro il Torino. Spalletti punterà su chi sta meglio per ritrovare l’equilibrio perduto a Bergamo. Stamattina provino per Pjanic, rientrato in gruppo, per partire con il 4-3-1-2. Se non ce la fa, possibile il 4-2-3-1. Con Totti che, a proposito di dualismo, spera davvero, e non solo a parole, di giocarsi il posto con Dzeko.

Fonte: IL MESSAGGERO - TRANI

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