Rassegna Stampa

Olimpico, le curve resteranno divise. Gabrielli amaro: "Io lasciato solo"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 17-05-2016 - Ore 07:08

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Olimpico, le curve resteranno divise. Gabrielli amaro:

LA REPUBBLICA - PINCI - Per raccontare la prima stagione delle barriere in curva, cita addirittura Vittorio Gassman: «M’hanno rimasto solo». Il prefetto uscente e nuovo Capo della polizia Franco Gabrielli diventa per una volta il “Peppe er Pantera” del film L’audace colpo dei soliti ignoti. L’occasione per tracciare il bilancio è la conferenza nell’aula magna della Sapienza per il convegno “La legalità rompe le barriere”. Un dialogo tra istituzioni e offerto ai giovani, in cui però il confronto scivola anche in momenti di contestazione. L’unica notizia, in ogni caso, è che novità nel prossimo campionato non ce ne saranno. Le famose barriere nelle curve di Roma e Lazio, che hanno generato la protesta lunga un intero campionato degli ultrà delle due squadre, resteranno ancora al loro posto: «Rimarranno finché le persone non rientreranno nello stadio. Ma ne parlerete col nuovo prefetto, io non ho più questa responsabilità per fortuna», annuncia Gabrielli. Sarà dunque un problema di Paola Basilone, nuovo prefetto di Roma. L’Olimpico s’è svuotato tragicamente: secondo il sito Osservatorio calcio italiano ha accolto rispetto al campionato precedente il 41 per cento di tifosi in meno della Lazio e il 12 della Roma. Una tendenza riconosciuta anche dagli addetti ai lavori come Spalletti, che sull’argomento ha provato unico, nella giornata - ad aprire un fronte di discussione: «Io non voglio dire a mia figlia di 5 anni che per entrare allo stadio serve una barriera. Serve trovare soluzioni alternative: capisco che ci sia una situazione di non controllo. Ma gli stadi bisogna riempirli perché sono vuoti». S’era concesso pure una battuta, l’allenatore della Roma: «C’è solo un momento in cui è concesso fare la barriera: quando calcia Totti». Anche più incisivo il dg Baldissoni: «Il tifo non è una malattia da debellare. Non dobbiamo cadere nell’equivoco che sia sinonimo di illegalità. Bisogna puntare all’eliminazione di tutte le barriere e fare largo alla responsabilità». E come il manager romanista sembra pensarla la stragrande maggioranza di chi frequenta lo stadio, almeno a dar retta ai numeri di un’indagine demoscopica presentata per l’occasione dalla polizia. Un campione di quasi 4mila tifosi ha risposto all’ingresso dell’Olimpico sul tema delle divisioni nelle due curve. E il 65% dei tifosi è del tutto contrario alle barriere. Percentuale che diventa un plebiscitario 80% se ci si aggiunge il 15 di chi è non le condivide moderatamente. Insomma, il dissenso è totale. Ma è proprio Gabrielli a rispondere: «D’accordo, non sono piaciute. Ma fanno anche argine. Sono come le dighe in Olanda». Insomma, non se ne può prescindere. Parole che tra gli applausi della platea istituzionale, vengono coperte dai “buu” di alcuni studenti in piccionaia, tra cui magari alcuni frequentatori abituali delle curve romane, o solo ragazzi in aperto dissenso con l’ex prefetto. Prova a sostenerlo Lotito: «Nessuno ha assunto le barriere con piacere, ma obtorto collo. Abbiamo trasformato questo sport in un campo di battaglia, ma la gente è condizionata da una minoranza di facinorosi e dai media ». Parole che forse non bastano a restituire serenità a Gabrielli. Che tra la commozione per la vedova Raciti e il manifesto degli psicologi, inserisce un discorso strettamente personale. Dicendo di sentirsi abbandonato. «Le barriere sono previste da una direttiva dell’aprile 2014, decisa da una task force con tanti soloni del mondo del calcio. Io l’ho solo applicata. Mi hanno augurato la fine di Falcone e Raciti, ma non mi faccio spaventare. In Italia c’è un concetto proprietario del bene comune. Non piace l’idea di mettere regole in quella che qualcuno considera casa propria, ma casa loro non è». Insomma, la colpa è dei tifosi e finché non torneranno allo stadio dimostrando di poterci stare senza che si creino condizioni di pericolo la situazione non cambierà. Molti degli ultrà in protesta però continuano ad abbonarsi, circa 8mila romanisti hanno confermato il loro posto, molti in curva. Anche a costo di spendere i loro soldi per lasciarla un altro anno deserta.

Fonte: La Repubblica - Pinci

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