Rassegna Stampa

Osvaldo: «A Roma non potevo più stare, lì il calcio è malato»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 09-09-2013 - Ore 11:00

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Osvaldo: «A Roma non potevo più stare, lì il calcio è malato»

«A Roma non potevo più stare». Osvaldo apparentemente è sereno e rilassato. Ma dentro cova ancora la rabbia per quello che è accaduto nella capitale, un divorzio maturato negli ultimi giorni di mercato tra tensioni e minacce. «La società mi ha fatto capire che dovevo andare via. E come sarei potuto rimanere dopo quelle scritte sul muro di casa? Come avrei potuto farlo dopo tanta cattiveria senza peraltro aver fatto niente per meritarla? Certe situazioni non sono normali: purtroppo in Italia viene fatto poco per evitarle. La verità è che siamo indietro. Per fortuna chi mi ha contestato è una minoranza. I veri tifosi sono sempre stati dalla mia parte. Ma a Roma e non solo a Roma non si vive il calcio nella maniera giusta».

Lo sfogo, dopo l’allenamento, dura cinque minuti. Osvaldo ci tiene a precisare che la scelta definitiva è stata sua e che al Southampton va tutto a meraviglia: «Non sono un esiliato. Volevo fare un’esperienza all’estero e in Inghilterra mi trovo benissimo. L’impatto è stato buono, sia con la società, che con i tifosi. Però ho bisogno di tempo per adattarmi».

È ancora a digiuno di gol, ma domani sera Prandelli lo farà partire titolare a fianco di Balotelli, la coppia che il c.t., in attesa di verificare i progressi di Pepito Rossi, sogna titolare al Mondiale in Brasile. «Ringrazio l’allenatore per la fiducia. Qui si sta sempre bene e sono contento di aver ritrovato i miei compagni. Con Mario mi trovo a meraviglia: sia in campo, sia fuori».

Inevitabile tornare sulla fuga negli spogliatoi dopo la finale della Coppa Italia, evitando la premiazione. Un gesto antisportivo che ha costretto Prandelli a far scattare il codice etico e la conseguente esclusione dalla Confederations Cup. «Ma non sono pentito. Ero arrabbiatissimo e volevo spaccare il mondo. Quando sono sceso negli spogliatoi non mi ero reso conto di ciò che avevo combinato. L’ho capito solo quando sono rientrati i miei compagni. Ma ormai era troppo tardi...».

Fonte: Corsera

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david 09/09/2013 - Ore 11:58

il calcio e' e sara'malato sempre ma,osvaldo non si e' mai chiesto il perche' una parte della piazza ce l'avesse con lui?il suo menefreghismo e carattere dove li mette?perche' non se la son presa con tutto il resto della squadra?le contestazioni se rimangano nei limiti,vanno bene perche' contestare e'un diritto di chi paga il biglietto..le sue reazioni invece no..mi sembra che marquinhos ha tarscorso il week end a roma ed appena puo' tornera' sempre,come mai?eppure anche lui faceva parte della roma..sicche' osvaldo,prima di rilasciare certe interviste,pensa al tuo comportimento..da firenze ti hanno mandato via,cosi' anche a bologna ed oggi dalla roma!!

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