Rassegna Stampa

Pallotta e Agnelli, il patto

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 25-10-2013 - Ore 07:50

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Pallotta e Agnelli, il patto

Sono lontani i tempi in cui ci si scandalizzava per un caffè sorseggiato insieme al nemico. Era il 2004 quando in Campidoglio Rosella Sensi si mise a tavola con l’allora Ad juventino Antonio Giraudo, grazie al mediatore Walter Veltroni, per cancellare l’antica rivalità in virtù di nuove convenienze. Fu l’inizio della fine della prima Roma di Franco Baldini, lui fiero antagonista di Moggi a cui fu costretto a vendere Emerson proprio in quell’estate, e la prima mossa della presidentessa in pectore sgradita alla piazza.

Adesso è James Pallotta a stringere la mano al padrone bianconero, l’erede della lunga dinastia Agnelli: lunedì scorso il presidente romanista, prima di ripartire il giorno dopo per gli States, ha pranzato con Andrea nella Capitale. Pallotta, accompagnato dal direttore generale Mauro Baldissoni, ha voluto conoscere il boss juventino, spalleggiato dall’addetto alle relazioni esterne Claudio Albanese, in modo più approfondito di quanto fosse successo lo scorso maggio. Pallotta e Agnelli si erano incrociati in un «workshop» dei presidenti a Milano e si erano già scambiati qualche idea su come rinnovare il calcio italiano in crisi.

Stavolta hanno avuto più tempo per confrontarsi a fondo sulle varie questioni in ballo.Agnelli è il principale oppositore in Lega, dove da qualche tempo se la comanda la «cricca» guidata da Galliani e Lotito. La Roma fa invece parte delle sei sorelle ribelli insieme a Juventus, Inter, Fiorentina, Sampdoria e Sassuolo, con il ruolo del Napoli potenziale alleato. Proprio ieri De Laurentiis è tornato a chiedere «un campionato italiano a 16 squadre e una grande Coppa d’Europa con le migliori 5 di tutti i paesi. Tutti sembrano felici di guadagnare 40 milioni a stagione con la Champions ma io ne voglio 150-200». Agnelli il suo grido d’allarme lo aveva già lanciato. «Mentre i campionati dei Paesi più evoluti evidenziano incrementi di ricavi, collettivi e individuali, nonché di competitività sportiva – ha scritto il numero 1 bianconero in una lettera ai suoi azionisti – la Lega di Serie A, rimane immobile in una terra di mezzo che rischia di essere spazzata via

Fonte: (Il Tempo) -

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