Rassegna Stampa

Pallotta irritato, il tecnico può rischiare Squadra avvilita: «Basta brutte figure» Processo a Garcia

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 26-11-2015 - Ore 07:54

|
Pallotta irritato, il tecnico può rischiare Squadra avvilita: «Basta brutte figure» Processo a Garcia

GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - Parlare di ceneri, in fondo, ha in sé qualcosa di funereo. Solo due giorni fa Rudi Garcia a «L’Equipe» aveva detto: «Quando sono arrivato alla Roma ho trovato ceneri», ora però a rimanere scottato dall’incendio giallorosso sembra lui. Premesso che il francese è stato un po’ ingeneroso con una nuova proprietà che dal 2011 aveva già messo le basi per la ricostruzione, il devastante crollo di Barcellona gli ha fatto ripiombare addosso il macigno delle critiche, stavolta in modo più pesante perché la placidità del dopo partita («non sono preoccupato») ha fatto irritare ancor più i tifosi. 
LUI E PALLOTTA Un dirigente giallorosso di cui rispettiamo l’anonimato ieri diceva: «È inaccettabile perdere così. Proprio quando alcuni dei club più importanti del mondo come City e Barcellona ci contattano per delle sinergie, facciamo queste brutte figure». Pallotta già a fine partita è stato chiaro: «Voglio un cambio di rotta». Il concetto è sempre lo stesso: tutti sotto esame. E per essere ancora più chiaro, sarà all’Olimpico per la sfida spareggio col Bate. Come dire: guai sbagliare, altrimenti (a dispetto del contratto fino al 2018) tutto potrebbe accadere. Nomi di eventuali successori nessuno ne fa, ma – da Mazzarri a Spalletti – il target è quello. Inutile dire che ieri la dirigenza ha fatto il punto con lo stesso Garcia, anche se la linea è quella di non drammatizzare. 
LA SQUADRA Il vero problema per Garcia però è la squadra. Martedì sia Florenzi («partita non impostata bene») sia Maicon («Abbiamo fatto zero») sono stati chiari e anche ieri – dopo il colloquio col gruppo – le cose non sono cambiate. Coi giocatori Garcia ha usato più carota che bastone («potevamo fare di più, occorreva intensità, ma voltiamo pagina, possiamo riscattarci»), però tanti sono sfiduciati, tant’è che si paventa un effetto Bayern come lo scorso anno. Al netto delle ingenuità tattiche del Camp Nou, dei pochi allenamenti specifici e di una linea difensiva scollegata, tanti giallorossi lasciano filtrare questo concetto: siamo stufi delle brutte figure, il mister è una brava persona, però le partite vanno preparate meglio. Come dire, il confronto con la cura Sarri al Napoli è lampante. Barcellona poi ha lasciato anche altre scorie. A tanti, ad esempio, non è piaciuta la caccia alle magliette blaugrana di qualche giovane oppure l’eccessivo «entusiasmo» di altri nel raccontare la prova dei rivali come se fossero stati spettatori, così come qualcuno dello staff ha scosso la testa, a fine partita, vedendo un paio di calciatori fumare. Piccoli particolari che però, già per il fatto che ora vengono raccontati, delineano la situazione. 
LUI E SABATINI Sarebbe sbagliato però fare di Garcia il capro espiatorio. Tanti nello spogliatoio dicono che il tecnico è migliorato rispetto a due anni fa, ma gli è franata la squadra intorno a livello di personalità. Certi arrivi, infatti, sono stati deludenti e dallo staff di Garcia filtra anche come la dirigenza, giudicata troppo morbida, non aiuti nella gestione. Lo stesso d.s. Sabatini, comunque, pochi giorni fa aveva detto di non essere a volte d’accordo con Garcia. Esempio: a Barcellona a fine partita gli è stata rinfacciata la frase: «Florenzi terzino è più forte di Dani Alves», ma il d.s. ha ribadito: «Confermo tutto». Ebbene, nelle ultime 10 partite della Roma, l’azzurro ha giocato terzino solo 2 volte. Segno che forse a non confermare è Garcia. D’altronde, i 31 gol in 18 partite hanno genesi anche personali. Rileggere ora le parole del d.s. di pochi giorni fa sui suoi difensori («Maicon campione incommensurabile, Torosidis ce lo invidiano in tanti, Rudiger ha dato segnali da grande campione, Digne è invulnerabile») sembra una «Spoon River» di ottimismo defunto. E allora meglio credere che quella frase detta da Sabatini a Luis Enrique dopo la batosta («mi hai fatto capire tante cose») sia anche un modo per condividere con Garcia la cenere sul capo. Umiltà e (buon) mercato, in fondo, sono virtù da vincenti. 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI

commentiLascia un commento

Nome:  

Invia commento

chiudi popup Damicom