Rassegna Stampa

Pallotta si accomoda in curva per scaldare il tifo della Roma

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 16-10-2015 - Ore 06:52

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Pallotta si accomoda in curva per scaldare il tifo della Roma

GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - La macchina del tempo fa un mezzo salto all’indietro. Mezzo, non di più. James Pallotta parla al popolo giallorosso e, a differenza di un anno fa, assume una posizione un po’ cerchiobottista che si potrebbe sintetizzare così: «Sto con la Sud, non ho approvato la divisione della curva, ma ringrazio il lavoro della polizia». È questo il cuore dell’intervento del presidente della Roma, che in 90 minuti, tra le centinaia di domande sottopostegli dai tifosi, ne sceglie inevitabilmente solo alcune. Inutile dire che il messaggio presidenziale filtra solo in parte. perché gli scontenti non mancano. Il mezzo passo indietro, poi, riguarda anche la tempistica sui successi. All’inizio dell’era Usa si era parlato di 5 anni per vincere e questa in effetti è la quinta stagione, ma Pallotta assume come punto d’inizio solo la sua presidenza (2012) e quindi si concede altri due anni e mezzo. Due i temi caldi non toccati: il rinnovo di Totti e il futuro di Garcia, a cui però manda un messaggio chiaro: «Abbiamo costruito una squadra abbastanza forte da poter vincere lo scudetto». 
«FUCKING PRESIDENT» Pare chiaro, comunque, che Pallotta ha deciso di fare la chat proprio per tentare di ricomporre la frattura con la curva, tant’è che a un «fucking idiot» che così si firma, lui risponde come «fucking president», sottolineando come gli «idiots» siano meno di una decina (magari...). «La squadra sta soffrendo il calo di tifo allo stadio. L’Olimpico non è di nostra proprietà e questo non ci permette di prendere decisioni sulla sicurezza. Abbiamo aperto un dialogo con la polizia, che ci ha chiesto di lasciare libere le scalinate ed evitare fumogeni e petardi, mentre non ci sono problemi per cori e bandiere. I tifosi pensano che non abbiamo preso posizione e tutto questo è frustrante. Giuro sulla tomba di mio padre che stiamo lavorando con serietà, ma parlare di nuove soluzioni pubblicamente non è appropriato. Non ho approvato la divisione della curva e non mi sono mai seduto a parlare con il Coni e con il Prefetto prima di questa decisione. So che la Sud è il cuore e l’anima di questa squadra e sono affranto perché ora è stata strappata via. Sarei deluso se la Sud fosse vuota per il derby e potrei andarmi a sedere lì io con una bandiera. Anzi, da novembre vorrei passare più tempo a Roma. Non sono io che sto allontanando il tifo, ma combatterò sempre contro quelli che causano problemi. Per questo ringrazio la polizia, il loro obiettivo non è distruggere la Sud, ma garantire la sicurezza». Ottima decisione, perché dal Viminale filtra un concetto chiaro: avanti così. 
FLORENZI E STROOTMAN Detto che sul nuovo stadio è ottimista («con le dimissioni del sindaco non cambia nulla, entro un mese presenteremo nuovi dossier per partire in primavera»), Pallotta parla anche di finanze e bandiere. «Sul “main sponsor” abbiamo fatto errori, mentre sul “financial fair play” non abbiamo concordato con la Uefa. In ogni caso il nostro bilancio è in crescita e negli ultimi due anni non abbiamo perso denaro. Da quando sono io presidente ci siamo qualificati due volte per la Champions e abbiamo costruito una squadra da scudetto. Continueremo a investire nei giovani, sia in Italia sia all’estero, per poter mettere su squadre all’altezza del titolo anche in futuro. Florenzi? Lo abbiamo sempre voluto alla Roma a vita come De Rossi e Totti, che desideriamo sia per sempre una parte importante del club. Strootman? Gli abbiamo allungato il contratto come segno di come la pensiamo su di lui (in realtà è da firmare, ma arriverà fino al 2019 con opzione per il 2020, ndr)». I titoli di coda li lasciamo alla risposta a chi gli chiede di fare il sindaco della Capitale: «È più facile che fare il presidente della Roma?». Con l’aria che tira, meglio non scherzarci su.

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI

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