Rassegna Stampa

Pallotta si infuria, ma il «nemico» è quello sbagliato

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 11-12-2015 - Ore 07:28

|
Pallotta si infuria, ma il «nemico» è quello sbagliato

CORRIERE DELLA SERA - TUCCI - Fino a quando la Roma rimarrà in Champions se gioca in questa maniera? Poco, pochissimo. I tifosi fischiano all’inizio della partita con il Bate Borisov, ma soprattutto alla fine di un match scialbo, in cui la manovra è rimasta negli spogliatoi senza entrare mai in campo. Il presidente Pallotta se la prende con il pubblico, con i giornalisti che «non lasciano in pace questi giovanotti che fanno il loro dovere». Atteggiamento singolare: invece di strigliare chi lo merita - e cioè i giocatori e il mister, reo di non aver dato un volto alla Roma - il numero uno di Trigoria redarguisce coloro che non c’entrano niente con l’inconsistenza della squadra... L’Olimpico schiuma di rabbia perché si annoia, vede un gruppo senza nerbo e senza idee. Anche i nomi famosi finiscono con l’apparire mezze calzette. Garcia temporeggia, prende decisioni che non danno risultati. È colpa sua se i giallorossi sono così vuoti? In gran parte sì, perché il «francese di Testaccio» non è riuscito a dare una fisionomia alla Roma. Sul terreno di gioco ognuno va per conto suo, non c’è la minima razionalità nel condurre un’azione. Così anche gli elementi di spicco vanno a fondo e non sanno raccapezzarsi. Prendiamo, ad esempio, Dzeko: il centravanti ha un curriculum di tutto rispetto. È un uomo d’area che finalizza ciò che i compagni costruiscono, mettendo alle spalle dei portieri decine di palloni. Ebbene, da quando veste la maglia giallorossa, il giovanotto non è più lui. Sbanda, si trascina dentro e fuori dell’area alla ricerca di fare qualcosa che non gli riesce più. In tal modo l’uomo-gol sparisce e ne subentra un altro, che non è né carne, né pesce. Si potrebbero fare diversi altri di esempi, ma sarebbe inutile e dannoso per una Roma che deve ritrovare il bandolo della matassa. Con chi? Con Garcia o con un altro allenatore? Questa decisione spetta alla società, che dovrà ben valutare i pro e i contro. Con questa formazione non si va avanti né in Champions, né in campionato. Ci vuole ben altro. Il mister attuale è all’altezza della situazione? Si studi e si rifletta, ma occorre far presto, perché già dopo Natale (per la lotta allo scudetto) potrebbe essere tardi e sarebbe da irresponsabili chiudere la stalla quando i buoi sono usciti. 
Un breve cenno per la Lazio. Fra 48 ore, contro la Samp, Pioli si gioca il suo futuro. Se dovesse perdere e mortificare i tifosi, il presidente Lotito smetterebbe di sfogliare la margherita e potrebbe suonare l’allarme per l’uomo che guida la pattuglia biancazzurra. 

Fonte: Corriere della Sera - Tucci

commentiLascia un commento

Nome:  

Invia commento

chiudi popup Damicom