Rassegna Stampa

Pallotta-Totti, l'ora della firma

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 07-06-2016 - Ore 08:24

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Pallotta-Totti, l'ora della firma

IL MESSAGGERO - CARINA - Dai treni ai cavalli il passo è breve. La sostanza, però, cambia poco. A margine dell'incontro tra Pallotta e Spalletti che ha caratterizzato il primo giorno lavorativo del presidente a Roma (oggi sarà invece il Totti-day, con il Capitano atteso insieme al commercialista Leonardi negli uffici dello studio Tonucci per firmare il rinnovo del contratto), il tecnico ha lanciato l'ennesimo avviso ai naviganti. Se un paio di settimane fa aveva utilizzato la metafora dei treni («Ogni giorno parte un treno, bisogna esser pronti a cambiare biglietto in corsa altrimenti partono anche gli altri») ieri ha preferito quella dei cavalli di un motore: «La Roma ha un bel motore e sarebbe bene andare a lavorare su quello, mettendo a punto i particolari senza toccare il motore stesso, perché la squadra ha dei bei cavalli che andrebbero mantenuti. È difficile rassicurare in un mercato così aperto». L'utilizzo dei due condizionali non è un caso. Lucio è consapevole, al netto delle rassicurazioni ottimistiche di Pallotta («Non partirà nessuno»), che sarà molto difficile mantenere la rosa attuale. Ruediger e Pjanic rimangono in bilico, senza dimenticare Nainggolan che seppur abbia più volte ribadito la volontà di restare a Roma, non può rimanere insensibile all'offerta contrattuale del Chelsea e chiede un passo in avanti da parte del club. Su Digne, invece, Spalletti ha giocato un po' a nascondersi: «La nostra volontà è tenerlo, come Szczesny, ma poi bisogna chiedere al Psg se ce lo lascia un altro anno, perché sembra che loro se lo vogliano tenere».

PARTI VICINE - In realtà le cose stanno diversamente. Nell'ultima settimana, anche grazie al pressing del calciatore, le parti si sono avvicinate. Il Psg concede il rinnovo del prestito e anche se chiede l'obbligo del riscatto negli ultimi giorni si è mostrato conciliante a discutere del prezzo del cartellino che potrebbe scendere sino a 12 milioni. Più o meno quanto viene valutato a Trigoria.

IL GRANDE ASSENTE - Alla riunione di ieri erano presenti tutti: Baldissoni, Pallotta e Spalletti (Zecca ha partecipato alla colazione e poi ha raggiunto Trigoria). Tutti meno uno: Sabatini. L'anomalo rapporto tra il ds e il presidente continua e più trascorrono i giorni, più sembra ricalcare da vicino quello vissuto la scorsa estate tra Garcia e Pallotta. Dal grande innamoramento si è passati (da tempo) al grande freddo con i due che vivono ormai da separati in casa. A febbraio il ds evitò di farsi trovare a Trigoria quando Pallotta si recò dopo un anno di assenza nel centro sportivo. E stavolta non sarà eventualmente un incontro in più (possibile anche che avvenga entro domani, dietro sollecitazione del dg Baldissoni che sta provando ad organizzare una cena tra il presidente e Malagò) a sanare la situazione. I fatti dicono altro: quando Sabatini voleva andare via, Pallotta non glielo ha concesso. Ora che il ds si è auto confermato per un anno in un'intervista a la Gazzetta dello Sport lasciando tuttavia trasparire alcuni dissapori («È il mio ultimo anno a Roma, continuerò a fare il ds alla mia maniera. Non sono commissariabile. Percepisco uno scollegamento tra me e Pallotta»), domenica l'imprenditore statunitense ha preso tempo dichiarando «non lo so se resterà, debbo ancora vederlo». E ieri, quando per ammissione di Spalletti si è parlato di mercato, Sabatini non c'era.

Fonte: Il Messaggero - Carina

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