Rassegna Stampa

Pallotta: «Sorpreso da Totti ma ora io sto con Spalletti»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 23-02-2016 - Ore 07:49

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Pallotta: «Sorpreso da Totti ma ora io sto con Spalletti»

GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - In giapponese ci sono almeno quattro parole diverse per indicare la pioggia (a seconda delle stagioni), figuratevi quanti modi esistono a Roma per declinare la tempesta scatenatasi per l’esplosione del caso fra Totti e Spalletti. Sportivi e non (tanti i politici che si sono esercitati al microfono e alla tastiera) hanno esternato commenti più o meno sapienti sul tema, quasi tutti però con valenze sentimentali non indifferenti. L’impressione è che il declino del numero dieci giallorosso non lasci indifferente nessuno, perché quando si galleggia fra memoria, rispetto e risultati, correre il rischio di ferirsi sentimentalmente è facile.


IL GIORNO DOPO Proprio questo contesto non ha favorito ieri i protagonisti a vivere la quotidianità, ma l’educazione, il rispetto dei ruoli e il senso di responsabilità hanno aiutato il capitano e l’allenatore a far finta di niente. In serata era girata anche la voce di un nuovo colloquio fra i due, ma da Trigoria tutti hanno smentito. Totti ha riservato i sorrisi per i suoi compagni (vedi scatti dei «backstage» della foto di gruppo), mentre i rapporto tra i due «litiganti» (permetteteci la sintesi) è stato definito freddo o, se volete, professionale. «Da buongiorno e buonasera», la definirebbe il numero dieci, parafrasando l’intervista di sabato a Rai Sport. «Come stai? Bene. E tu? Anche io». Tutto qui, prima che il tecnico prendesse la strada di Firenze per andare a casa. 

PALLOTTA SI SCHIERA Ovviamente, lo sfogo di Totti – costatogli l’esclusione dalla partita contro il Palermo che lo avrebbe visto titolare – oltre che all’allenatore (accusato di mancanza di rispetto e scarso dialogo), non è piaciuta nemmeno alla società. Qualcuno si è mosso anche per cercare di tagliare un paio di frasi, ma sia la Rai che lo stesso Francesco si sono opposti. E allora, a confermare il disappunto è lo stesso presidente Pallotta, in una intervista al «Corriere dello Sport». «Il caso Totti? Spalletti ha l’appoggio della società. Luciano è il nostro allenatore. Da quando è arrivato sono cambiate, in meglio, tantissime cose, e non parlo solo della gestione della squadra in campo. La reazione di Francesco mi ha sorpreso, non me l’aspettavo, ma in parte l’ho capita: è un grande giocatore, ha fatto la storia della Roma, adora competere, è una superstar. Ma quello che ha fatto il tecnico è stato dettato da un principio fondamentale: la squadra viene prima di qualsiasi giocatore. Non è assolutamente vero che Spalletti non abbia rispettato Totti, queste sono solo speculazioni». Con queste premesse, nessuna sorpresa per l’attenzione presidenziale nell’informarsi delle reazioni dei social e della squadra al deflagrare delle dichiarazioni del capitano. Inutile dire che vedere l’opinione pubblica prendere parzialmente le distanze da Totti ha rassicurato i vertici. 

il dubbio I meriti dell’allenatore nella rinascita della Roma sono indiscutibili e il capitano non li nega. Il suo stupore, semmai, è dovuto proprio al deteriorarsi del rapporto umano. Cioè, il «rispetto» di cui parla non è legato solo al fatto di non giocare, come ha fatto capire il tecnico in conferenza, ma nella freddezza complessiva, tanto da fargli venire il dubbio che Spalletti – con cui i rapporti non sono più idilliaci ma neppure così deteriorati – abbia quasi un mandato a indirizzarlo verso la chiusura della carriera. Possibile? Azzardato supporlo, anche perché lo stesso allenatore dice che accetterà qualsiasi decisione di Totti («ancora giocatore o in un ruolo alla Giggs o alla Nedved»). Con la dirigenza a Trigoria, poi, pare i rapporti siano normali, ma i «topini» raccontano come la scorsa settimana il d.s. Sabatini l’avesse invitato a salire da lui e il capitano abbia declinato l’offerta. Morale: da Boston a Roma, i vertici della società sarebbero favorevoli se Totti traslocasse dal campo alla scrivania, avviando i 6 anni del suo contratto da dirigente e creando così meno difficoltà a Spalletti. 

ORGOGLIO Più problematico, invece, sarebbe se il capitano decidesse di troncare il suo legame col club andando a giocare altrove (quasi impossibile) oppure accettando proposte di altro genere (prima fra tutte quella di testimonial per «Roma 2024»). A quel punto la società dovrebbe augurarsi un cammino sempre senza intoppi, perché avere un Totti senza remore nei giudizi – con l’ascendente che ha sui tifosi – potrebbe essere zavorra per chi deve anche cercare il consenso del pubblico. Ma questi sono tutti scenari da definire, visto che l’ultima parola sarà messa dall’incontro di marzo fra Totti e Pallotta. Una cosa è certa: in quella occasione il capitano vorrà sapere che intenzione ha il presidente nei suoi confronti. E se dovesse essere addio, che gli sia detto senza perdere altro tempo. Almeno questo «rispetto», a detta di tutti, lo meriterebbe. 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI

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