Rassegna Stampa

Pareggio amaro

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 26-11-2013 - Ore 08:09

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Pareggio amaro
Finisce dopo tredici giornate il dominio della Roma di Garcia che cede il passo alla Juventus sbattendo contro la sua bestia nera: il Cagliari, sempre lui. Succede tutto in una partita maledetta che la Roma domina in largo e lungo ma non riesce a portar dalla sua parte merito anche del portiere avversario Avramov in serata di grazia. Ne esce il terzo pareggio nelle ultime tre gare (e anche questo assomiglia maledettamente a una sconfitta), un segnale che non può non essere preso in considerazione dal club giallorosso se vuole restare a questi livelli.
 
L'obiettivo era e resta andare in Champions, ma è chiaro che sia cambiato qualcosa: la Roma è stanca e lo si è visto chiaramente e probabilmente è girata anche un po' la fortuna che stavolta ha voltato le spalle ai giallorossi padroni assoluti del campo. Della serie «siamo tutti scaramantici», qualcuno ha tirato in ballo il taglio di capelli di Garcia (già da molti associato a Sansone), la solita banda di gufi sul trespolo o qualche presenza «malefica» (altro che maghi, roba da scongiuri).
 
Alla alla fine comunque Garcia può essere soddisfatto dalla mole di gioco proposta dalla sua squadra che ha tirato da tutte le parti. Sono mancati gli ultimi metri, così come il miglior Strootman e forse il talento di Totti imbacuccato in tribuna: sicuramente dei cambi di qualità, perché quando nel finale il tecnico francese è costretto a mettere Bradley terzino al posto di un Maicon esausto qualcosa vuol dire. O no!?
Partita a senso unico. Quattro minuti per il primo affondo di Gervinho che fa tutto da solo ma non trova la porta, con Maicon che un minuto dopo prova a imitarlo con gli stessi infruttiferi risultati.
 
Al quarto d'ora l'episodio che potrebbe cambiare la gara. Florenzi sta per irrompere in area quando viene fermato dalla morsa di Dessena e Rossettini: il centrocampista giallorosso finisce in terra (il fallo sembra iniziare fuori area) ma Celi fa segno di continuare per il vantaggio, visto che la palla finisce sui piedi di Gervinho che prova ad andare in porta.
La Roma prova a smaltire le tossine del dubbio e riprende ad attaccare a testa bassa. Alla mezz'ora ci prova Pjanic da fuori, prima del miracolo di De Sanctis che sarà l'unica parata del portiere giallorosso nella prima frazione di gioco. È bravo a farsi trovar pronto, a freddo, dopo il buco difensivo di Dodò che lascia Ibarbo libero di saltare da solo in mezzo all'area e provare a infilarla nell'angolino basso.
 
Immediata la reazione romanista e prima dei due fischi di Celi arrivano le due occasioni più ghiotte: al 38' palo di Gervinho sulla gran palla messa dentro da Dodò (forse la cosa migliore fatta dal brasiliano), un minuto dopo Strootman, beccato alla perfezione da De Rossi in area, da solo non riesce a battere Avramov. Finisce così.
 
E nella ripresa non cambia lo spartito: Roma avanti e il Cagliari lì dietro a far muro, menare e cercare di distruggere: con successo. Il primo affondo è firmato ancora Dodò e sulla gran palla messa dentro ancora dall'esterno brasiliano la botta al volo è respinta sempre dall'ottimo Avramov: migliore a paletti dei suoi. Benatia svirgola la ribattuta.
 
Poi tocca a Maicon (botta sotto al sette che il russo devia in angolo), prima del gol annullato giustamente a Sau per fuorigioco. Quindi Celi caccia dal campo Garcia (e rispunta l'ennesima ricetrasmittente) e De Sanctis nel finale evita la beffa rispondendo con grinta alla staffilata da fuori di Eriksson: sarebbe stato troppo.
A ridosso dei tre fischi la conferma, ancora firmata Avramov, che non è serata per la Roma. Il portiere russo chiude in angolo la ribattuta di Burdisso appena entrato in campo e che aveva già dato l'illusione e fatto quasi esplodere l'Olimpico: sarebbe stato il coronamento di un sogno, il lieto fine di una favola. Ma il russo ha detto di nuovo «niet», che in questi giorni di grande fermnento, tra americani, banche e cinesi non poteva mancare... che sia un emissario di Kerimov?

 

 

Fonte: Il Tempo

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