Rassegna Stampa

Parma caos, arrestato Manenti

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 19-03-2015 - Ore 09:04

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Parma caos, arrestato Manenti

Il caso Parma finisce in carcere. Il presidenteGiampietro Manenti è stato arrestato ieri nella sua casa di Limbiate, in provincia di Monza, ed è ora detenuto a Opera. É accusato di «tentato reimpiego di capitali illeciti». Secondo l’ordinanza del Gip di Roma, Cinzia Parasmoro, il Parma sarebbe stato uno dei terminali per reimpiegare il denaro «rubato» per via informatica e riciclato con clonaggio di carte credito e trasferimenti bancari illegali. Con Manenti, sono state arrestate anche altre 22 persone nell’inchiesta GFB-OCULUS, che ha portato a 65 perquisizioni, divise in due rami. Il primo è l’opaca gestione di un fondo da 24 milioni di euro del ministero dell’Economia per «straordinarie esigenze di ordine pubblico della città di Palermo»; in questo filone, è stato arrestato anche il presidente del collegio dei sindaci della Coni Servizi, Domenico Mastroianni. Il secondo è la collezione di frodi informatiche, da «spendere» anche a Parma.

ASSEDIO E FONDAZIONI Il disegno - «siamo intervenuti con velocità per evitare che si portasse a compimento», hanno detto ieri i finanzieri dell’Ufficio Operazioni del comando provinciale di Roma, con i procuratori aggiunti Michele Prestipino e Nello Rossi, che hanno coordinato l’indagine – partiva da un vero e proprio «assedio» informatico a istituti di credito (stranieri). L’obiettivo era sottrarre soldi per poi «pulirli» versandoli in Fondazioni all’estero. Che trattenevano una percentuale e restituivano il resto.

ACQUISTI SIMULATI C’è un momento chiave dell’inchiesta sul versante Manenti (gli inquirenti hanno rintracciato diversi precedenti penali per il presidente del Parma). É il giorno dei soldi. Che non arrivano. «Il 16 febbraio, alle otto di sera i bonifici sui conti correnti dei tesserati erano stati fatti attraverso la banca Monte Paschi. Il martedì mattina i bonifici sono stati annullati», aveva detto Manenti alla Gazzetta sei giorni fa. La ricostruzione dell’ordinanza è diversa. Alle 10 di quel lunedì, Manenti va in banca. E avverte via sms Angelo Augelli, milanese, titolare di un’agenzia investigativa, un altro degli arrestati: «Tutte ok meno Diners e Amex». I messaggini proseguono. «Fallo mangiare», dice Augelli a Manenti con riferimento a una persona da corrompere. Il «milanese» decide di andare a Parma per un «test», allo stadio Tardini, per un acquisto «simulato » di biglietti. Ma l’operazione s’inceppa: «Transazione negata». L’obiettivo era «scaricare » ingenti somme di denaro, provenienti da frodi informatiche, nelle casse delle società. Simulando acquisti di biglietti, merchandising o a titolo di «apparente » sponsorizzazione. In tutto, 4,5 milioni. La metà con il biglietto di ritorno già pronto.

STRADE ALTERNATIVE Ma l’operazione non si arresta. Augelli chiede a un certo Mario altre carte di credito: «Portane tante», gli dice. Mentre Manenti va in Slovenia, e «comunica anche ad Augelli di aver trovato due “fondazioni” e che gli avrebbe il giorno dopo girato i dati». Qualche giorno prima, Augelli aveva anche scritto di 50 milioni di euro di «garanzia bancaria». I contatti si fermano con la richiesta di fallimento presentata dalla Procura al Tribunale.

UN POSTO IN CONSIGLIO Ma quando Manenti ha «conosciuto » l’associazione? Di certo, al primo giorno di intercettazione della sua utenza, il 10 febbraio, Augelli gli manda questo sms che esprime soddisfazione all’idea di mettere le mani sul pallone: «Ho terminato ora appuntamento con finanziatori, ok tieni un posto nel consiglio di amministrazione». E il giorno dopo: «Avrei un cliente pronto a sponsorizzare con carta di credito da farsi anche in banca (tot 4500000). Il tutto ovviamente quando il Parma sarà di tua proprietà». Cosa che avviene il giorno dopo. Così il 14 febbraio, Augelli dice a Manenti: «La banca è di Dubai». E il Parma «strumento» dell’illecito. «Ottimo dai – dice Augelli al telefono con il socio Angelo Zangrandi – praticamente ce lo ricompriamo noi il Parma».

BASTA SCIACALLI Fra i primi a commentare a Parma l’arresto di Manenti, c’è stato il sindaco Federico Pizzarotti. Che ha scritto in un tweet: «Lo dissi da subito: a Parma nessuno spazio per i disonesti. Nessuno sciacallo tocchi i parmigiani, la città e la nostra squadra». Il minimo che si possa dire è che qualcuno ha provato a farlo.

Fonte: gazzetta dello sport - Piccioni

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