Rassegna Stampa

Parma, con i soldi riciclati volevano evitare il crac

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 19-03-2015 - Ore 09:38

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Parma, con i soldi riciclati volevano evitare il crac

Per evitare il fallimento del Parma, il novello presidente Gianpietro Manenti aveva pensato di rivolgersi a un hacker. L’obiettivo sarebbe stato reimpiegare nel club 4,3 milioni di euro, denaro proveniente da frodi informatiche e giacente su carte di credito clonate. L’ope - razione però sarebbe saltata per problemi tecnici. Resta però il presunto reato. E così Manenti ieri è stato arrestato con l’accu - sa di tentato reimpiego di denaro proveniente da frodi informatiche. Con lui, altre 16 persone sono finite in manette, accusate a vario titolo di frode, utilizzo di carte di credito clonate, riciclaggio e, per la prima volta dalla sua introduzione, l’autoriciclaggio, peraltro aggravato dal metodo mafioso. I magistrati romani Nello Rossi e Michele Prestipino stavano indagando, con gli uomini del Nucleo tributario della Guardia di Finanza, proprio sullo spostamento di denaro di questo gruppo su conti di fondazioni all’estero (soprattutto in Brasile e Spagna), quando si sono imbattuti in una telefonata di Manenti. Il giorno stesso in cui questi rileva il Parma (acquistandolo a un euro e con oltre 100 milioni di euro di debiti) chiama Angelo Augelli, arrestato anche lui ieri con l’accusa di gestire “operazioni di trasferimento internazionale di fondi di provenienza illecita”. La telefonata sarebbe servita a “con - cordare un incontro in merito ai finanziamenti che gli servono sia con il ‘rosso’ che con le sponsorizzazioni”. Insomma, bisognava trovare i fondi e salvare il Parma dalla bancarotta (oggi ci sarà l’udienza sul fallimento, situazione aggravato ora dall’ar - resto di Manenti e con un campionato di serie A sempre più falsato). Gli hacker: “Ora sì che ci compriamo la squadra” Il gruppo criminale – secondo le accuse –avrebbe così messo a disposizione del patron del Parma 4,5 milioni di euro attraverso “provviste finanziarie su carte clonate attraverso l’uso delle somme in operazioni commerciali come sponsorizzazioni, gadget e abbonamenti allo stadio”, come spiega il pm Nello Rossi. L’affare con Manenti – che poi non si conclude –avrebbe fatto gola ai personaggi coinvolti nell’operazione di ieri. Il 13 febbraio viene intercettato Adelio Zangrandi (arrestato anche lui) che si informa della liquidità del club. Augelli gli spiega: “Hanno un debito di 100 milioni, hanno incassi più diritti tv sui 40 milioni l’anno e spese pari grossomodo, se non di più. (...) Praticamente ce la mette a disposizione”. Zangrandi nella telefonata ipotizza di rinviare di 30 giorni i pagamenti del club e usare i soldi sulla piazza di Londra. Alla fine Augelli esulta: “Ottimo, praticamente ce lo ricompriamo noi il Parma”. Peculato alle Finanze: “Spariti 24 milioni” L’operazione sul riciclaggio, non è l’unica effettuata

Fonte: Il Fatto Quotidiano - Valeria Pacelli

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