Rassegna Stampa

Pellè, il lavoro paga Tante sponde e 4 gol: è il cannoniere di Conte

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 14-10-2015 - Ore 07:53

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Pellè, il lavoro paga Tante sponde e 4 gol: è il cannoniere di Conte

GAZZETTA DELLO SPORT - FROSIO - L’Italia ha avuto coppie-gol forti, anche molto più forti, di questa. In confronto con Boninsegna-Riva, Rossi-Graziani, Baggio-Signori, Vieri-Del Piero, Toni-Totti, onesti lavoratori come Graziano Pellè, Eder o Sebastian Giovinco impallidiscono. Non così spesso, tuttavia, gli azzurri hanno avuto davanti gente così predisposta al sacrificio per i compagni e comunque capace di incidere. Il discorso è particolarmente valido per Pellè, che con il gol della vittoria di ieri sera tocca quota 4 e diventa il capocannoniere dell’Italia sotto la gestione di Antonio Conte. Il poderoso attaccante del Southampton è il tipo che più si avvicina, come caratteristiche fisiche, a Luca Toni, il centravantone con cui Marcello Lippi ha vinto il Mondiale 2006. Ed è perfettamente funzionale al gioco di Conte. Perché difende palla, si muove in verticale, offre le sponde (ben 7 contro la Norvegia) per gli inserimenti dei compagni, le prende e più spesso le dà - 4 falli commessi all’Olimpico - e riesce comunque a essere pericoloso sotto porta. Anche in una partita che si era incarognita e della quale l’Italia non riusciva a trovare i varchi giusti: e lui davanti, a sbattersi tra bestioni di un metro e novanta. Nel primo tempo ha sfiorato due volte il gol di testa - subito in avvio su cross da sinistra di De Sciglio, poi con un guizzo su verticalizzazione di Montolivo direttamente verso l’area di rigore -, lo ha trovato nel finale di partita quando l’Italia si è stappata cambiando sistema di gioco. 
IMBOTTIGLIATI Qui sta la vera chiave della partita. Caro 3-5-2, è stato bello, hai regalato tante soddisfazioni (a Conte ma anche all’Italia nella prima parte della campagna di qualificazione), ma forse è ora di tornare nell’armadio. Se ci fossero dubbi su quale sia l’abito più adatto per questa Nazionale, infatti, l’ultimo quarto d’ora con il 4-2-4, già visto con successo contro l’Azerbaigian, ha chiarito qualsiasi dubbio. Con i tre centrali e il centrocampo a cinque, infatti, l’Italia finiva imbottigliata negli ultimi trenta metri. Il giro-palla continuato e troppo lento in difesa, unito a qualche imprecisione di Montolivo al lancio (benino, il milanista, ma non è né Pirlo né Verratti), consentiva alla Norvegia, ordinata e nulla più, di rifugiarsi a protezione dell’area, occupata sempre da almeno sei o sette uomini. L’Italia è stata brava a percorrere le linee esterne e andare al cross: ben 30 totali, 10 da De Sciglio e altrettanti da Darmian, più altri 6 da Florenzi, che sovrapponendosi all’esterno del Manchester United riusciva a far male. Ma era una delle poche situazioni in cui l’Italia andava in superiorità numerica, e comunque producendo poi palloni in un’area intasata. 
UNO CONTRO UNO Molto, se non tutto, è cambiato con il cambio di sistema. Fuori Barzagli, perché alla fine tre difensori erano troppi contro una Norvegia rintanata nella propria metà campo, e dentro Candreva. Così, con tre e a volte quattro uomini a stazionare sulla linea d’attacco, gli azzurri hanno ribaltato la partita. Il gioco è stato accelerato, con la trasmissione rapida del pallone in avanti, dove a quel punto si è creato l’uno contro uno, senza raddoppi: la qualità di Candreva, Giovinco molto più presente di Eder (7 passaggi positivi contro 6, in un terzo del tempo), Florenzi e dello stesso Pellè ha fatto il resto. In un quarto d’ora, due gol segnati e uno ingiustamente annullato, coinvolgendo ogni volta tre dei quattro uomini d’attacco. E Pellè che attira il difensore sul primo palo in occasione dell’1-1 e poi chiude la partita smarcandosi verso il secondo palo per il 2-1. Avanti così.

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - FROSIO

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