Rassegna Stampa

Pellè, l’emigrante che nessuno voleva

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 13-10-2015 - Ore 09:10

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Pellè, l’emigrante che nessuno voleva
LA REPUBBLICA - CURRO' - Ieri Conte ha quasi chiuso la porta a chi non si è sudato la qualificazione, a chi è rimasto a casa mentre gli altri lottavano, a chi si è arreso a un dolorino o al richiamo del club, a chi considera una partita di campionato più importante della maglia azzurra. Così dicendo - o comunque facendolo capire, perché nomi e cognomi non si possono fare per ragioni fin troppo ovvie, ma certo si possono intuire - la porta sbattuta in faccia a Balotelli e un po’ anche a Immobile si è spalancata per Graziano Pellè, trasformandolo nel prototipo del calciatore che vuole il ct: un combattente che si sacrifica per la squadra e mette il noi, per dirla sempre col tecnico, sempre davanti all’io.
Il percorso del 30enne Pellè, esule non per scelta da una serie A che non l’ha mai degnato di uno sguardo davvero interessato, assurge dunque a paradigma. Si può trovare il successo in età matura – eufemismo – e in un campionato periferico come la serie A olandese i cui migliori talenti vengono perennemente saccheggiati dai grandi club europei. Pellè vi è approdato sapendo benissimo che la Nazionale, da lassù, sarebbe stata complicata da abbordare. Invece l’attracco gli è riuscito a suon di gol, sotto la gestione del salentino Conte, conterraneo assai poco incline a convocare per simpatia, quando ormai lui non ci sperava quasi più. Era arrivato in Inghilterra, nel Southampton, dopo 64 gol distribuiti tra Az Alkmaar e Feyenoord, e quella convocazione a 28 anni sembrava un premio una tantum, soprattutto per assenza di concorrenti più costanti e affidabili di lui.
Niente di più sbagliato: dal 13 ottobre 2014, esattamente un anno fa, è cominciato tutto. Quell’esordio a Malta, con gol, gli ha permesso di dimostrare che Conte non si era sbagliato. Di gol azzurri ne ha aggiunti altri 2 e non ha perso il vizio in Premier League, dove ne ha firmati 17: fanno 120 in carriera. Non è tuttavia per il gol che il ct lo ha promosso, via via che gli altri centravanti si volatilizzavano: Immobile, Destro, Osvaldo, Balotelli, un po’ anche Zaza.
Il ruolo è decisivo in tutti moduli di Conte, perché il suo centravanti ideale è uno che gioca innanzitutto per la squadra: sia se ha una punta al fianco, come il sempre più complementare Eder o il giocoliere Giovinco, sia come pivot con due esterni offensivi al fianco. Così Graziano Pellè è diventato titolare fisso e pazienza se c’è chi storce il naso, ricordando che al suo posto c’erano miti della galleria azzurra come Meazza, Piola, Boninsegna, Rossi, Vieri. Oggi la statistica dice che ci sono 7 punti piuttosto fermi, nella Nazionale di Conte: Buffon, i 4 difensori, Candreva. E naturalmente l’esule, profeta in maglia azzurra.

Fonte: LA REPUBBLICA - CURRO'

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