Rassegna Stampa

Perotti, dalle fatiche al Boca al sogno di far fuori il Real

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 08-03-2016 - Ore 07:16

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Perotti, dalle fatiche al Boca al sogno di far fuori il Real

GAZZETTA DELLO SPORT - Si dice che il Santiago Bernabeu faccia così paura che le partite paiono non durare 90 minuti, ma molto, molto di più. Ebbene, se fate una lista di romanisti in grado di alzare lo sguardo e scrollare le spalle, non dimenticate di inserire Diego Perotti. E non solo perché, da ex del Siviglia, conosce l’impatto del Real Madrid. No, la storia di Diego è di quelle dure, che comincia nel centro malfamato di Moreno, a 25 km da Buenos Aires, in cui — come ha raccontato lui stesso — «le guide consigliano di andare solo armati». Abbandonato dal padre Hector, calciatore, che vinse la Libertadores col Boca nel 1978, proprio in quel club Perotti Jr. è cresciuto, rimanendo però vittima di una sorta di feroce bullismo che gli ha fatto dire: «Dai 12 ai 14 furono anni di autentico calvario. Non ricordo un solo giorno che non mi facevano stare male. Per questo non sono rimasto in contatto con nessuno di quei ragazzi che giocavano con me». 
SIVIGLIA E ULTRà Poi la ruota gira e la vita va avanti. Ad incepparsi spesso sono i muscoli di Diego che — tra Boca e Siviglia — si infortuna di continuo. «Non c’è un muscolo delle gambe che non mi sia lesionato — ha detto a “El Confidencial” —. Mi fecero tutti gli esami possibili, non sapevo se poteva essere un problema psicologico. Se mi avessero detto che era una stregoneria, ci avrei creduto». A credere altro invece fu un ultrà sivigliano che, avuto il suo numero di telefono, lo stalkerizzava accusandolo di «dolce vita». Un giorno però l’argentino lo affrontò insieme a due suoi compagni di squadra. Credette che tutto fosse finito, ma sbagliava. Il tifo organizzato gli si rivoltò contro, tanto da rendergli la vita impossibile, anche se Perotti non ha mai speso una parola contro la sua ex società: «Mi ha trattato come se fossi Messi». Messi non lo è mai stato, e così non sorprende come abbia cercato di crescere anche fuori dal campo, studiando prima Psicologia a Buenos Aires e poi Criminologia a Siviglia. Finché è arrivato il momento dell’Italia: Genoa e Roma, «anche se la scorsa estate mi ha telefonato Mancini dicendomi che all’Inter cercavano i soldi per avermi», ha spiegato a «Goal.com». 
EFFETTO SCHALKE Una cosa però è certa: l’Italia ha fatto rinascere Perotti. C’è un segreto? «No, nessuno — dice — è solo che non ho avuto tanti infortuni. Ora sto bene, ma so che si può sempre migliorare e devo farlo sul piano dei gol segnati perché, anche se la mia dote è quella degli assist, sono un attaccante. Crescerò con Spalletti, ho ancora tanto da dare e spero di farlo alla Roma a lungo» [...]

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