Rassegna Stampa

Piedi, occhio e un po' di follia. Così nascono gli arcobaleni

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 18-09-2015 - Ore 08:08

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Piedi, occhio e un po' di follia. Così nascono gli arcobaleni

GAZZETTA DELLO SPORT - FROSIO - La coincidenza con la partita dell’Italbasket di martedì sera ha scatenato il paragone: «Florenzi ha messo una tripla!», era una delle battute che giravano sui social. A suo modo, la prodezza del giocatore giallorosso lo è, perché in un millesimo di secondo - e se vogliamo con la mente non proprio lucidissima, visto che stava correndo e l’ossigeno serviva più ai muscoli - ha dovuto fare tre cose insieme: vedere che non poteva passare il pallone a Dzeko, che era marcato; notare che il portiere Ter Stegen era troppo lontano dai pali; soprattutto, riuscire a calciare con la precisione, la potenza e la traiettoria giusta per infilare in pallone (da quella distanza!) a fil di palo. Il risultato è stato un gol che può concorrere a gol dell’anno per il Pallone d’oro e che è entrato immediatamente nelle gallery sulle reti più incredibili mai realizzate. La prima della lista è sempre, immancabilmente, quella di Diego Maradona al Verona - la squadra contro cui aveva debuttato in Italia l’anno prima, proprio il 16 settembre, perdendo -, il terzo dei cinque gol del Napoli: non proprio da centrocampo ma insomma, nemmeno da vicino. Pallone lungo dalla difesa, controllo con il collo sinistro, un rimbalzo, un altro rimbalzo, un’occhiata alla porta e poi esterno mancino che bacia il palo e lascia tutti a bocca aperta, il portiere Giuliani per primo. Il Diez, del resto, tra le sue molteplici meraviglie, era stato capace - in un incontro benefico in maglia Boca, nel 1991, sul campo del Guaranì Antonio Franco - di segnare direttamente da calcio d’inizio.

IL TIRO IGNORANTE - Il gol da casa propria, in realtà, è una cosa che appartiene ai grandi in senso assoluto ma pure ai comuni mortali. Sarà che il tentativo da lontanissimo, magari in corsa come Florenzi, è un «tiro ignorante», per restare alla metafora cestistica, attribuito in origine alla Fortitudo Bologna di Gianluca Basile (contro Cantù). Lo stesso «Baso», per la verità, alla fine di quella partita accostò i suoi «tiri ignoranti» alle entrate in scivolata di Gattuso. Come quella di Domenico Zampaglione, giocatore della Virtus Lamezia che nel 2014, contro il Tuttocuoio, segnò da 70 metri (e vinse la partita) semplicemente entrando in tackle su un avversario e indovinando una parabola che scavalcò il portiere avversario tranquillamente appostato nella propria area. Lo stesso Florenzi, dopo la partita, ha confessato che sì, ci ha provato, ma se il pallone fosse finito in tribuna andava bene lo stesso per risistemarsi in difesa... Il fatto è che a Florenzi non manca la tecnica (chi si ricorda di quel gol in rovesciata al Genoa? Sì, tutti, ovviamente). E quella è fondamentale per segnare gol così. Serve eccome. E infatti la collana dei diamanti da centrocampo o quasi è ricca di gente dal piede d’oro (e anche dalla testa un po’ matta, diciamo la verità).

PERCHé? - Il calcio moderno, poi, ha accentuato la frequenza del fenomeno. Con le squadre corte e «alte», infatti, ai portieri sempre più spesso viene chiesto di non stare attaccati alla linea di porta ma qualche metro più avanti, in modo da poter uscire all’occorrenza per trasformarsi in liberi aggiunti. Con il rischio, purtroppo per loro, di fare la figura del brocco. Ter Stegen, diciamolo subito, ci ha messo del suo - prima di Florenzi ne aveva già approfittato San Josè, dell’Athletic Bilbao, nella recente finale di andata della Supercoppa spagnola - ma anche un fenomeno come Manuel Neuer, ai tempi dello Schalke, ci aveva rimesso le penne. A beffarlo, dopo un’uscita di testa fuori dall’area, fu l’interista Dejan Stankovic: colpo al volo dal cerchio di centrocampo direttamente in porta (vuota), premiato nel maggio scorso come gol più bello del club degli ultimi vent’anni. Il Deki nerazzurro ci era già riuscito due anni prima contro il Genoa: rinvio sbilenco del portiere Amelia, destro di prima e palla in rete. Ma per qualsiasi tifoso dell’Inter il gol da centrocampo è associato al nome di Alvaro Recoba a Empoli nel gennaio 1998: un sinistro di precisione ingegneristica sotto la traversa. «Quando sono entrato, ho visto Roccati (il portiere, ndr) un po’ fuori: volevo tirare da lontano ma ho cambiato idea. Dopo qualche minuto ho visto che faceva due passi avanti e c’era vento a favore. Ho tirato», ha raccontato il Chino, facendo sembrare facilissimo qualcosa che facile proprio non era. Empoli, in realtà, fu per i nerazzurri teatro anche di un clamoroso autogol quasi da centrocampo, quello di Marco Materazzi nell’aprile 2006. Di sinistro, a scavalcare Toldo. Un paio di mesi dopo, in Germania, Matrix ebbe modo di rifarsi...

LA GALLERIA -  L’elenco dei gol da centrocampo è ricco. Quagliarella con la Samp a Verona nell’aprile 2007. Mascara del Catania nel derby in casa del Palermo, nel 2009, e sempre al Barbera Miccoli nel 2012. Bobone Vieri in maglia Atalanta contro il Siena nel 2007. Mattia Destro giusto un anno fa contro il Verona. E poi ancora Andrea Lazzari, che fece gol da centrocampo in un preliminare di Europa League 2013 con l’Udinese ai bosniaci del Siroki e aveva fatto pure meglio in Serie B, in un Grosseto-Piacenza, in corsa, un po’ come ha fatto Florenzi. Dall’estero tornano le immagini dell’eterno Martin Palermo (un supersinistro all’Independiente, di recente colpito in modo simile dall’ex Catania Barrientos), di un giovanissimo Clarence Seedorf in un derby di Madrid, di un imberbe David Beckham in maglia United con uno dei suoi calci tipici, quasi di mezzo collo, contro il Wimbledon nel 1996, e sempre in Inghilterra, ma in tempi più recenti, Jonjo Shelvey dello Swansea contro l’Aston Villa nella stagione scorsa. Anche i nuovi palloni, che a volte prendono traiettorie imprevedibili, fanno la loro parte. Rivedersi, a proposito, una rete di Guarin quando era al Porto: destro brutale da 40 metri contro il Maritimo, pallone che scende improvvisamente, devia verso destra e poi verso sinistra. Rientrano invece nel capitolo «svenimenti del portiere» una rete di Xabi Alonso al Newcastle nel 2006 e un’altra di Rooney al West Ham lo scorso anno. Stessa sezione per il gol da centrocampo che valse la Coppa delle Coppe 1995: quello di Nayim del Saragozza a David Seaman, portiere dell’Arsenal, all’ultimo minuto dei supplementari. Non casuale: quando era al Tottenham, Nayim giocava con Gascoigne a chi, da 50 metri, infilava il pallone in un bidone della spazzatura. Vinceva sempre lui.

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - FROSIO

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