Rassegna Stampa

Pjanic, la felicità del leader. Ljajic, la rabbia dell’emarginato

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 04-04-2014 - Ore 08:16

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Pjanic, la felicità del leader. Ljajic, la rabbia dell’emarginato

Sono due facce della stessa medaglia, Miralem Pjanic Adem Ljajic. Il talento è simile, come le aspettative che li hanno accompagnati nella capitale, l’umore è diametralmente opposto. Il bosniaco, in gol mercoledì nel giorno del suo ventiquattresimo compleanno, si sta prendendo la Roma partita dopo partita; il serbo, al contrario, non è ancora riuscito a lasciare il segno e sta lentamente diventando una comparsa nel film che invece doveva vederlo protagonista.

 
La Roma vista dal lato di Pjanic, in questo momento, ha un sapore dolce a tal punto che l’ex giocatore del Lione, che ha il contratto in scadenza nel giugno del 2015 e piace a parecchi top club europei compreso il Psg che è più volte uscito allo scoperto con dichiarazioni pubbliche di interesse, ha lanciato un messaggio chiaro: “Alla Roma sono felice – le sue parole – la società sa che voglio rimanere, ma ancora non so quando rinnoverò”. Messaggio nemmeno troppo in codice: “Sbrigatevi”. La trattativa va avanti da mesi, e più passano i giorni e più la Roma dovrà alzare l’asticella per accontentare le richieste economiche del regista, che è uno degli insostituibili di Rudi Garcia. Il tecnico francese la scorsa estate lo ha voluto trattenere a tutti i costi, mettendolo al centro non del villaggio ma del suo progetto tecnico; un riconoscimento che Pjanic ha ripagato sul campo, con prestazioni come quella contro il Parma che lo hanno fatto acclamare da tutto lo stadio.

 
Nella classifica della felicità Adem Ljajic si trova all’estremo opposto rispetto al bosniaco. Quando è entrato in campo col Parma, nei minuti finali e dopo il gol del 4-1 di Taddei che aveva definitivamente chiuso la partita (prima del gol, Garcia stava per fare entrare Romagnoli che era già pronto a metà campo), si sono alzati dei fischi nei suoi confronti, coperti solamente dagli applausi per Mattia Destro, che gli stava lasciando il posto.

 
Forse è per questo, o forse solamente perché era arrabbiato con sé stesso, che a fine gara non si è fermato con i compagni di squadra a salutare i tifosi sotto le curve e nel dopo partita ha disertato anche la cena riservata ai calciatori, abbandonando lo stadio in fretta e furia. Di certo non è mai del tutto sbocciato il feeling (tecnico? caratteriale?) con Rudi Garcia, che con lui ha alternato bastone e carota. Può ancora convincerlo a puntare su di lui, ma il tempo stringe. Come per il contratto di Pjanic.

Fonte: Corsera (G. Piacentini)

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