Rassegna Stampa

Platini applaude: l’ex delfino è pronto alla successione. Ma anche lui ha i suoi scheletri

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 03-06-2015 - Ore 08:51

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Platini applaude: l’ex delfino è pronto alla successione. Ma anche lui ha i suoi scheletri

IL FATTO QUOTIDIANO - PISAPIA - Una decisione difficile e coraggiosa, che va nella giusta direzione”, così il presidente della Uefa Michael Platini commenta la notizia delle dimissioni di Sepp Blatter. Una dichiarazione che rende l’onore delle armi all’avversario, indirettamente sconfitto, e apre la nuova campagna elettorale: convitato di pietra delle ultime elezioni, Platini fin da oggi comincerà a lavorare per essere il suo successore. Non sarà facile, il blocco di potere che venerdì ha eletto Blatter al suo quinto mandato può contare su 133 voti, quasi la maggioranza assoluta di due terzi dell’assemblea (139 voti) che permette di eleggere il presidente alla prima votazione.
IL BLOCCO di potere che Platini ha invece schierato dietro allo sfidante, il principe di Giordania Al Hussein, ha raccolto la miseria di 73 voti, una manciata in più del previsto, ma non sufficienti a eleggere un presidente nemmeno al secondo scrutinio, quando basta la maggioranza semplice di 105. Al di là delle nefandezze che stanno emergendo dall’in - chiesta dell’Fbi, Blatter ha infatti costruito il suo potere sulla distribuzione del denaro. Un fatturato 2011-14 salito a 5,7 miliardi, +37% rispetto al quadriennio precedente, riserve bancarie arrivate a 1,5 miliardi, +350% rispetto al 2005, soldi che gli hanno permesso di raddoppiare gli stipendi ai membri del Comitato Esecutivo, di elargire generosi bonus ai collaboratori esterni che si occupano di marketing e diritti tv, di concedere sotto forma di programma sviluppo 2 milioni di dollari alle Isole Cayman, la cui Federcalcio è controllata da Jeffrey Webb, uno degli arrestati di mercoledì. Pare una follia, ma quando si tratta di votare per il presidente della Fifa le Isole Cayman valgono uno, come la Germania campione del mondo. Questo sistema di potere, messo in piedi da Joao Havelange e perfezionato poi dal suo successore e delfino Sepp Blatter dal 1998, si è talmente consolidato negli ultimi venti anni – coinvolgendo le società che si occupano per conto della Fifa di marketing sportivo, diritti tv, organizzazione degli eventi, vendita dei biglietti e gestione degli alberghi – che sarà ben difficile da scalfire nei mesi che passeranno da qui alle nuove elezioni. Anche perché dall’altra parte Platini, ex delfino di Blatter e suo successore designato, a capo della Uefa si è distinto solo per idee bislacche come l’allargamento di Champions ed Europa League, o l’Europeo itinerante del 2020. Per non parlare del fair play finanziario tanto sbandierato e poi ritirato perché favoriva le grandi squadre. Ma c’è di più, monsieur Platini alle ultime elezioni non ha potuto sfidare il suo padrino Blatter, e ha dovuto nascondersi dietro il principe giordano Al Hussein, perché altrimenti avrebbe dovuto spiegare i suoi troppi legami con il Qatar: a partire dalla cena all’Eliseo con l’allora presidente Nicolas Sarkozy e l’emiro qatariota Al Thani, poche settimane prima che la Fifa votasse per assegnare al Qatar i Mondiali del 2022. 
UNA CENA da cui la Francia è uscita vendendo all’emirato del Golfo Persico una commessa di Airbus, la squadra del Paris Saint Germain e i diritti tv del campionato. E Platini ne è uscito con l’assunzione di suo figlio Laurent alla Qatar Sports Investments, che il Mondiale di Qatar 2022 lo organizza. Eppure l’inchiesta dell’Fbi rischia di far dimenticare tutto questo, e tra quattro mesi, con tutta probabilità, troveremo un Platini uscito pulito e profumato dalla vicenda pronto a presentarsi come l’uomo nuovo del calcio. Non sempre, quando crolla una dittatura, si assiste alla nascita di una democrazia.

Fonte: IL FATTO QUOTIDIANO - PISAPIA

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