Rassegna Stampa

Ponte Milvio si ribella: "Noi ostaggi dei violenti, inutile giocare alle 12"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 27-05-2015 - Ore 10:15

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Ponte Milvio si ribella:

LA REPUBBLICA (A. CILLIS / L. D'ALBERGO) - Sono passate 24 ore dal triplice fischio di Lazio-Roma. E a Ponte Milvio, di nuovo teatro di scontri nella stracittadina di lunedì, il derby è ancora un tema caldo. Caldissimo a giudicare dai commenti dei commercianti che sono stati costretti «per l'ennesima volta» a rispettare un coprifuoco di fatto deciso dagli ultrà. E sull'ultima idea del Viminale, di anticipare a mezzogiorno l'inizio del match tra le due squadre della capitale, e dopo gli incidenti avvenuti prima e dopo la partita, la maggioranza dei ristoratori e dei residenti che abitano la piazza della movida ha le idee chiare: «Spostare l'incontro a mezzogiorno? Per noi non cambierà nulla».

Il tour tra i negozianti parte dallo storico bar Pallotta. Nella terra di un grosso vaso è ancora conficcato un bastone usato da un tifoso laziale durante i tafferugli post-derby. «Lo vedete? Questo lo tengo come ricordo», scherza il titolare, Daniele Testoni. «La verità è che il derby non si dovrebbe più giocare - continua il gestore del bar - altrimenti dovremo essere sempre pronti agli scontri. Lo faranno al mattino? Rimarrà tutto come prima. Anche questa stracittadina l'abbiamo vissuta con la paura che succedesse qualcosa di brutto, togliendo di mezzo i tavolini e chiudendoci dietro la serranda nei minuti più caldi. Abbiamo soccorso anche due stranieri, un papà con il suo bambino. Erano spaventatissimi. Al piccolo abbiamo offerto un tramezzino e un bicchiere d'acqua».

Sull'altro lato della piazza, ecco il chiosco di un volto storico dell'area divenuta con gli anni un vero e proprio feudo laziale. «Io sto qui da quando sono nata - racconta Franca Pennese - e ve lo assicuro: con il derby a mezzogiorno non cambierebbe proprio niente. Noi abbiamo tenuto aperto questa volta. Quando siamo rimasti chiusi, abbiamo dovuto fare la conta dei danni. Ieri (lunedì, ndr) noi commercianti invece siamo stati presenti e abbiamo pulito la piazza durante la partita, per evitare che le bottiglie vuote diventassero armi». Emanuele, un passato in curva Nord e un presente da titolare del ristopub Beer Company, è d'accordo con Franca: «Le forze dell'ordine hanno tenuto bene la piazza e anche i tifosi polacchi, grandi e grossi, alla fine sono stati ragionevoli e non hanno combinato nulla di particolare. Partendo dal presupposto che giocando a mezzogiorno non cambierà nulla, se non a livello di gestione dell'ordine pubblico, la verità è che la prevenzione non deve essere punitiva per chi lavora: spesso con le partite di cartello arrivano anche ordinanze antialcol e a rimetterci siamo solo noi, costretti a guardare gli abusivi che fanno affari d'oro». Le uniche a favore di uno spostamento della stracittadina a mezzogiorno sembrano essere le due farmaciste di ponte Milvio, Loredana e Cecilia:«Questa volta abbiamo avuto mille problemi e di clienti neanche l'ombra. Ben venga il nuovo calendario».

Per una delle residenti di piazza maresciallo Diaz 10, il palazzo dove hanno trovato riparo famiglie e bambini accecati dai lacrimogeni, la soluzione invece è una sola: «Il derby? Lo giochino a Dubai». E il comitato di quartiere "Abitare ponte Milvio" non ha dubbi: «È da stamattina che ricevo telefonate e mail di abitanti del quartiere, alcune mi hanno raccontato di aver assistito a una vera e propria guerriglia, erano terrorizzate», racconta Paolo Salonia, portavoce dell'associazione. «Non è la prima volta che succede e questo lo sanno tutti. Ogni avvenimento sportivo diventa un incubo. Lo stadio Olimpico non deve più ospitare partite di calcio, va chiuso: è anacronistico utilizzarlo oggi visto che si trova nel centro di Roma». Insomma stop: per Saloni, l'epoca dello stadio al Foro Italico è finita o meglio dovrebbe esserlo. Poi aggiunge:«Chiediamo da più di un anno al Comune un incontro per affrontare diverse questioni tra cui quella sulla sicurezza di ponte Milvio ma fino a ora non abbiamo ricevuto alcuna risposta».

 

Fonte: La Repubblica / Cillis-D'albergo

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