Rassegna Stampa

Pronti alla partita del cuore: ''Ti tifo ma devo batterti''

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 05-01-2015 - Ore 09:05

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Pronti alla partita del cuore: ''Ti tifo ma devo batterti''

 Dove sono gli ultrà? Nell’altra metà del campo, per esempio. Lo «juventino» Podolski, che può debuttare domani sera a Torino con la maglia dell’Inter. Il comandante sampdoriano Mihajlovic, che prova a superare la sua Lazio nella lotta al terzo posto, stasera all’Olimpico. Il «sor» Stramaccioni, che riceve mamma Roma nella sua casa di Udine. Il presidente Squinzi, che con il Sassuolo va a San Siro contro il Milan, nell’unica partita che non tiene a vincere. Sapessi come è strano ricominciare il campionato con il cuore in mano. Perché quasi tutti hanno una passione e ogni tanto il lavoro te lo ricorda, senza troppi fronzoli.

Come per l’attaccante appena arrivato a disposizione di Mancini, che in un’intervista al «germanista » della Gazzetta dello Sport nel 2007 raccontava la sua passione per la Juve: «Da ragazzino mi entusiasmavano Zidane e Del Piero. Ma adesso la Juve è in serie B: ecco perché l’Inter vincerà il campionato… Parlo da tifoso. Però l’Inter lo merita, dai». Pronti via: il tedesco di Polonia ha subito l’occasione per fare voto di fedeltà alla sua nuova squadra. Per un gol in Nazionale contro i polacchi ha rischiato di farsi revocare la doppia nazionalità: sulla sua professionalità non ci possono essere dubbi.

Sinisa Mihajlovic affronta la questione di petto, prima dello scontro diretto con un pezzo della sua vita: «Sono tifoso della Lazio, non è un mistero. Ma voglio vincere lo stesso, fare uno sgarbo». Uno scudetto, sei Coppe, 126 partite e 20 gol resteranno chiusi a chiave nella stanza dei ricordi. Il sogno di sedersi sulla panchina biancoceleste può attendere, quello di vincere all’Olimpico si è realizzato 5 anni fa alla guida del Catania. Perché nessuno è perfetto:«Neanche il nostro presidente Ferrero — scherza il tecnico serbo — difatti lui è un tifoso giallorosso». E sognava di acquistare la Roma, come ha raccontato a Il Messaggero.

Andrea Stramaccioni un giorno si accontenterebbe di allenarla, la Magica, dopo aver allevato per sei anni i campioncini del futuro. «È normale, io sono romano e ho vissuto sei anni fantastici, quindi non rinnegherò mai il mio passato, perché in questa città ho tanti amici, oltre alla mia famiglia, e anche nella Roma. Diciamo che al 90’ per la lotta scudetto, ritiferò per la Roma, ma fino al 90’ l’Udinese proverà in tutti i modi a metterla in difficoltà». E magari a batterla come ha fatto a San Siro con l’Inter: ma al Friuli, Strama non vince dal 26 ottobre contro l’Atalanta.

Le statistiche però contano fino a un certo punto, soprattutto nell’incrocio dei sentimenti: un anno fa, in mezzo a 11 sconfitte consecutive, il Sassuolo del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, vinse solo contro il Milan, grazie a 4 gol di Domenico Berardi, causando pure l’esonero di Allegri. «Del quale resto un tifoso» precisò poi Squinzi, che aveva lanciato Max come allenatore in C1. E contro i rossoneri? «Tiferò Milan» disse il presidente al momento della promozione in A. Ma alla vigilia della sua prima partita del cuore corresse il tiro: «Sono neutrale…». Per uno che motivava i venditori Mapei invitandoli a«fare come Gattuso», non dev’essere una scelta facile.

Fonte: CORSERA (P. TOMASELLI)

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