Rassegna Stampa

Pronto Garcia? La Roma ha lo scatto alla risposta

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 26-08-2013 - Ore 10:15

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Pronto Garcia? La Roma ha lo scatto alla risposta

 Una telefonata allunga la vita anche agli allenatori. Consapevole di ciò, Rudi Garcia si organizza: nel primo tempo osserva il titictitoc dei suoi «bamboli» che imbrigliano il Livorno, ma non riescono a sfondare. E allora tira fuori dalla tasca il suo elisir: uno smartphone di ultima generazione con il quale comunica con il suo «tattico» Frederic Bompard che è stato preventivamente spedito su in tribuna. Dall’alto, si sa, le cose si vedono meglio. Il fido scudiero riferisce che qualcosa va cambiato, che il Livorno è alle corde, però la manovra dei giallorossi è troppo lenta e, soprattutto, Borriello lì davanti si va regolarmente a inzuccare con chiunque gli passi vicino. Garcia ascolta i consigli e al 14’ del secondo tempo ribalta la partita come un calzino: toglie Borriello, inserisce Gervinho e, la mossa fondamentale, mette Totti a fare il finto centravanti. In questo modo la Roma allarga il gioco, sfruttando gli esterni che, come forsennati (più Florenzi di Gervinho, a dir la verità), «tagliano» il campo e fanno a fettine la difesa nemica. Al 20’ De Rossi con un bolide da fuori apre le marcature e al 22’ Florenzi corre da destra a sinistra, va a raccogliere un lancio lungo e con un sinistro tanto potente quanto preciso timbra il definitivo 20.

Pazienza Detto che Rudi Garcia per la telefonata che gli ha allungato la vita pagherà una multa (agli allenatori non è consentito dal regolamento utilizzare alcuno strumento elettronico), la Roma parte finalmente con il piede giusto. Non vinceva la prima dalla stagione 200708 e al termine di quel campionato, con Spalletti in panchina, sfiorò la scudetto. Probabilmente tutto questo non si ripeterà, perché quella Roma era molto più solida di questa, tuttavia ci sono segnali che fanno ben sperare. Gioco fluido in mezzo al campo, frequenti scambi di ruolo tra Pjanic, Del Rossi e Bradley, sicurezza in difesa, belle galoppate del Maicon ritrovato. E poi un Totti che, a dispetto dei 36 anni, corre e s’impegna come se fosse la prima partita della carriera. I tifosi, terminata la partita e con le riserve che lavorano agli ordini del preparatore atletico, chiedono a Lamela di restare. L’argentino ringrazia, saluta, ma ha già preparato la valigia. Dopo quello di Osvaldo è un altro addio pesante, però la Roma, se avrà la possibilità di lavorare in pace e se la gente riuscirà a portare un po’ di pazienza, ha valori tecnici che poche squadre della Serie A possono vantare.

Poco coraggio Contro il Livorno il compito è stato relativamente facile. I toscani non hanno mai impensierito i giallorossi, non hanno mai punzecchiato in contropiede e hanno fatto pochissimo pressing. In sostanza, hanno aperto l’autostrada ai rivali e hanno pure pagato loro il pedaggio. Il 5311 con il quale Nicola ha disegnato il suo Livorno è parso troppo rinunciatario e figlio di una logica che, se vuole restare in Serie A, deve modificare in fretta: se non hai coraggio, alla fine ti ritrovi con un pugno di mosche in mano (il Verona «ammazza »Milan insegna...). La Roma ha preso possesso del campo fin dal primo minuto e ha cominciato a giochicchiare cercando sempre l’imbucata dalle fasce (Maicon in gran spolvero). Dai toscani un solo lampo in tutto il primo tempo: punizione da distanza impossibile di Emerson ben bloccato da De Sanctis. Con simili premesse è impossibile mettere in difficoltà una formazione come quella giallorossa. E difatti, sarà stato merito della telefonata tra Garcia e il suo tattico o, più facilmente, dell’abilità dei suoi giocatori, la Roma ha piazzato un micidiale unodue a metà del secondo tempo e poi ha pensato a gestire la situazione. Avrebbe anche potuto «allargare » il risultato, quando Maicon ha cercato da fuori area di sorprendere Bardi, ma forse sarebbe stato troppo. Non è il caso di montarsi la testa, siamo soltanto all’inizio dell’avventura. 

Fonte: Gasport

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