Rassegna Stampa

Quando a Trigoria volevano Giampaolo l’allenatore che studiava il guardiolismo

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 17-10-2015 - Ore 06:37

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Quando a Trigoria volevano Giampaolo l’allenatore che studiava il guardiolismo

GAZZETTA DELLO SPORT - PUGLIESE - C’è stato un momento in cui ha davvero sognato la Juventus, non fosse altro perché Alessio Secco (all’epoca direttore sportivo dei bianconeri) prima di scegliere Ferrara parlò a lungo anche con Giampaolo. Fu poco prima dell’estate 2009, quando poi la Juventus virò altrove. Eppure negli incroci della vita professionale del tecnico dell’Empoli ci fu anche un altro bivio che poteva davvero cambiargli la carriera. Arrivò due estati più tardi, nel 2011, quando la prima Roma americana era alla ricerca dell’allenatore ideale per la sua prima stagione, quella del «rinnovamento». L’identikit era quello di un tecnico giovane, che giocasse un calcio propositivo e che avesse delle idee da cavalcare per il futuro. Alla fine la scelta cadde su Luis Enrique, ma prima di lui Baldini e Sabatini pensarono anche ad altri nomi. A Pioli per esempio, ma anche a Marco Giampaolo, che oggi guiderà l’Empoli nel «deserto» dell’Olimpico. 
INTRECCI SPAGNOLI Sabatini lo considerava un candidato «serio e credibile», un uomo capace di far giocare bene le sue squadre, di regalare un calcio elegante e aristocratico. I contatti furono avviati dal d.s. giallorosso, un passaggio fu fatto anche da Baldini. Poi né Giampaolo né Pioli furono scelti: non per demeriti, ma perché la piazza aveva bisogno di un nome diverso. Più attraente, magari anche più esotico. Arrivò così Luis Enrique, che veniva dal Barcellona e che si portava dietro l’etichetta di allievo di Pep Guardiola. Bastò quello per far sognare Roma per un po’, tranne poi capire che per l’attuale tecnico blaugrana di strada da fare ce n’era eccome. E tra gli intrecci della vita calcistica di Giampaolo c’era stato poco prima proprio il Barcellona, dove il tecnico dell’Empoli era stato per un po’ a studiare proprio quel calcio lì. Quello di Guardiola, ma anche quello di Luis Enrique. Una scuola da cui poter apprendere e trovare spunti per il futuro, magari da mettere in campo anche oggi per affrontare assenze importanti come quelle di Croce, Zielinski e Saponara. E non è un caso, ad esempio, che nelle sette volte che Giampaolo ha affrontato la Roma non sia mai uscito fuori un pareggio. 
METAMORFOSI «Per far bene dovremo giocare con la testa libera, affrontiamo probabilmente la squadra tecnicamente più forte del campionato — dice Giampaolo — Dovremo difendere giocando, mantenendo alta l’attenzione sulle letture». Eccoli lì, concetti che trasudando di «barcellonismo». «Ma per fare risultato dovremo fare una grande prestazione su tutti i piani: tecnico, fisico e tattico. E sperare di trovare una Roma a mezzo servizio. Stiamo cambiando qualcosa sulle palle inattive, cerchiamo maggiore attenzione per sfruttare al meglio anche queste situazioni». Ed allora oggi Giampaolo magari ripenserà anche a quel bivio lì, a quella curva che quattro anni fa ha deviato verso la Spagna e non verso casa sua. Fosse andata in altro modo, chissà dove sarebbe ora Giampaolo. 

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - PUGLIESE

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