Rassegna Stampa

Quando la comunicazione scopre di avere due anime

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 24-10-2014 - Ore 07:59

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Quando la comunicazione scopre di avere due anime

Pensiate che sia facile amalgamare le idee di una nazione nella quale Batman è un eroe dei fumetti con quella in cui – chissà perché – diventa il soprannome di un astuto consigliere regionale? Crediamo di no. Perciò esprimiamo grande solidarietà agli eccellenti colleghi che lavorano alla Comunicazione della Roma, visto che ogni giorno devono tenere insieme le due anime dirigenziali del club sull’argomento. Per chi ha contatti quotidiani con Trigoria la storia è nota: la parte americana vorrebbe una comunicazione costante, in perfetto stile «stars and stripes». Il fronte italiano (supportato si dice anche da Garcia) sembra più legato alla formula: meglio che i calciatori pensino solo a giocare. Per parte loro, le stelle giallorosse in genere amano un (troppo) pigro silenzio, tant’è che nei nuovi contratti la dirigenza ha pensato di inserire clausole di presenze obbligatorie ad eventi scelti dalla società.

Insomma, linee guida distanti su cui si cerca un punto di mediazione. Una cosa è certa: in America sanno bene come la comunicazione sia business, non a caso gli spogliatoi degli sport americani – i più professionisti e professionali del mondo – siano aperti a taccuini e telecamere prima e dopo ogni partita senza provocare né scandali né cali di rendimento. Ma il calcio è diverso, recitano come un mantra dalle nostre parti, e così ad esempio la richiesta Usa di girare mini-clip di vita quotidiana (negli spogliatoi, in sede, sul pullman in viaggio verso lo stadio) per poi postarla sui social è stata accolta a Trigoria come la profanazione di una chiesa. L’ottimo potenziamento di tv e radio del club ha risolto solo parzialmente il problema dell’interfaccia coi giocatori, perché tutti gli operatori dell’informazione sanno che – salvo eccezioni (sempre lui, Totti) – le pur interessanti pillole «casalinghe» abbiano modesta rilevanza giornalistica e siano spesso destinate a finire al massimo in box a visibilità ridotta, così come accade agli eventi analoghi prodotti da Juve, Inter e Milan. In società però si sussurra che il futuro porterà in quella direzione: interviste blindate solo ai media del club ed esclusive rare come panda albini. In attesa di scoprire se la pallottiana cultura Usa riuscirà a prendere il sopravvento (per la gioia degli sponsor: più spazi, più immagini, più visibilità, più circolazione del marchio), chiedendo ai colleghi bavaresi è bello scoprire come il Bayern (e tanti altri club) faccia almeno un paio di conferenze a settimana e conceda con facilità interviste che hanno pieno successo sia sulla carta che sul web, senza contare che nelle zone miste può parlare chiunque di loro lo desideri, proprio come accadeva da noi quando il calcio italiano era il migliore al mondo. Certo, siamo sicuri che questo danneggerà le prestazioni dei tedeschi eppure – incredibilmente – sembra che riescano a vincere lo stesso…

Fonte: Gazzetta dello Sport - CECCHINI

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