Rassegna Stampa

Quando la serie A giocava a Natale e Capodanno

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 02-01-2016 - Ore 07:16

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Quando la serie A giocava a Natale e Capodanno

IL TEMPO - VITELLI - Ricchi, viziati e vacanzieri. Mentre Oltremanica oggi si scende in campo per la prima giornata di ritorno della Premier League, dopo il tradizionale «Boxing day» disputato nel giorno di Santo Stefano e l'ultima di andata solo quarantott'ore più tardi, partite riprese anche nella Liga spagnola, mentre in Italia i cancelli degli stadi di Serie A riapriranno con l'arrivo della Befana. Perché l'Assocalciatori è stata chiara: i nostri atleti hanno bisogno di riposare. Come gli studenti delle elementari, ci viene da aggiungere. Ma non è sempre stato così.

Nel 1927, anno di fondazione dell’AS Roma, il 25 dicembre si giocò la seconda giornata di ritorno della prima fase del campionato, allora diviso in due gironi che portavano le prime quattro di ognuno a disputare un mini-torneo finale. Un turno nel quale spiccò il clamoroso 11-0 imposto dalla Reggiana all'Alessandria. Altri tempi. E cosa dire degli anni '40? Sembra incredibile, ma anche durante la seconda guerra mondiale giocare durante il periodo delle festività natalizie era normalissimo. L'unico stop si ebbe nella stagione 1944-45. Ma l'anno successivo, di nuovo tutti sul terreno di gioco.

Anche i calciatori del Napoli e quelli della Salernitana, nonostante lo stadio Partenopeo fosse inagibile dopo aver subito un bombardamento. La voglia di pallone fu così forte che le due squadre si accordarono per sfidarsi in un campo disegnato su un prato dell'Orto Botanico cittadino.

Negli anni '60 niente sosta per godersi spumanti e panettoni davanti al presepe. Curiosità: il sorteggio del calendario propose il doppio confronto tra Juventus ed Inter sia nell'ultimo giorno del 1967 sia del 1968: per gli almanacchi, pareggio nel primo match e vittoria bianconera nel secondo. Si andò avanti a suon di gol e lenticchie fino al campionato 1991-92, quando si decise di sospendere le partite della massima serie almeno dal 25 dicembre al 6 gennaio, per permettere ai protagonisti di godersi i regali, la settimana bianca e il mare esotico. Ma chi ama il calcio italiano è salvo. Perché, come in ogni settore lavorativo, ci sono i figli di un dio minore. In questo caso i calciatori della Serie B, costretti in campo per riempire gli schermi televisivi delle pay per view e le quote dei bookmakers.

Maurizio Sarri, allenatore del Napoli, nella serie cadetta c'è stato per anni e ha un'idea precisa sull'argomento: «Sono contrario alla sosta. Noi forniamo uno spettacolo, e gli artisti non vanno in vacanza». Pensieri e parole non inquinate da una mentalità calcistica, in Italia spesso sinonimo di «forma mentis» poco incline al lavoro e alla dedizione. Sarri, infatti, fino al 1999 lavorava come dirigente in una banca.

Ma questo è il paese dei cine-panettoni quindi non resta che rassegnarsi di veder sparire i nostri «eroi» durante le feste, a meno che al regista Carlo Vanzina non venga in mente di girare «Vacanze di Natale allo stadio».

 

Fonte: IL TEMPO - VITELLI

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