Rassegna Stampa

Quando Luciano portava Udine in Champions

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 13-03-2016 - Ore 07:37

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Quando Luciano portava Udine in Champions

LA GAZZETTA DELLO SPORT - VELLUZZI - «Io e i Pozzo non abbiamo avuto il tempo di dirci grazie. Mi spiace per come ci siamo lasciati». Luciano Spalletti parlò così due anni fa di quello che per dirla con le sue parole «fu il mio trampolino di lancio». È stato proprio così: il primo Spalletti arrivò a Udine nel torneo 2000-2001 poco più che quarantenne. Doveva sostituire Gigi De Canio, salvò i bianconeri. E si trasferì ad Ancona. Dove ottenne un’altra salvezza. Tanto da indurre i Pozzo a richiamarlo per compiere un capolavoro che solo Francesco Guidolin è riuscito a ripetere: qualificazione alla coppa Uefa il primo anno (2002-2003) e addirittura alla Champions (anche se il playoff della successiva stagione, poi, lo ha vinto Serse Cosmi) nel torneo 2004-2005. È proprio lì si chiuse, malamente, il rapporto con i Pozzo e col Friuli che difficilmente perdona i tradimenti. Spalletti colpisce e scappa via, come cantano gli Stadio. Fece così pure a Udine. Si era già accordato con la Roma. Pare abbia perso il premio Champions, una sorta di penale. Ha beccato tanti fischi ogni volta che è tornato da avversario a Udine. Dove oggi può decidere il destino di un altro pelato della panchina: Stefano Colantuono. 

RICORDI Ma, aldilà dei tradimenti, Spalletti a Udine ha lasciato ricordi straordinari in chi lo ha conosciuto veramente. E di calciatori ne ha lanciati... Da Iaquinta all’amico Di Natale, conosciuto nella bella storia di Empoli, da Muntari a Pizarro. «Pretendeva tanto, ma ti dava tutto», racconta Valerio Bertotto, il capitano di quella grande Udinese. «Lo sento ancora perché da quando ho deciso di fare l’allenatore da lui qualcosa ho preso. È bravo a gestire il gruppo. Chiede intensità, lavora bene col pallone, ma integra con tutti gli elementi utili per portarti a una grande condizione fisica. Chiede fatica e organizzazione. Ma se lavori da professionista non fai fatica ad andarci d’accordo. Difetti? È un po’ permaloso, ma sta allo scherzo». Il parere del popolo: “Permaloso, maniacale, vede fantasmi dappertutto. Ma un grande professionista. Stava in ufficio a Udine da mattina a sera (Colantuono è simile: arriva alle 9, va via col buio) e con la squadra otteneva grandi risultati». 

La sua Udine con i giornalisti era diffidente, ma sapeva trattare, con i calciatori molto duro (si narra di un acceso scontro con Jankulovski), ma sincero, con le donne galante e complimentoso. A Udine viveva con la moglie a due passi dal centro, in via Anton Lazzaro Moro in un elegante appartamento a due piani. Mangiava spesso alla Concordia, da Cesare. Poi anche Cesare ha lasciato, come Spalletti. 

BENEFICENZA Non è mai stato facile. Non è mai stato semplice. Ma è sempre stato generoso e disponibile per il sociale. «Noi gli dobbiamo tanto», racconta Giorgio Zanmarchi, anima del FaiSport di Udine e dell’Associazione Sport Disabili. «Abbiamo festeggiato i nostri 20 anni con un libro “una straordinaria normalità”, scritto da mia moglie e da mia figlia e Luciano è nelle foto. È venuto a inaugurare il Telethon, ha acceso la fiaccola per le Universiadi, ha sempre convinto i calciatori a partecipare agli eventi, si è speso con dei contributi. Stasera vorremmo andare a salutarlo al Là di Moret». Dove Luciano riceverà chi non l’ha dimenticato. E a Udine non sono pochi.

Fonte: La Gazzetta dello Sport - Velluzzi

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