Rassegna Stampa

Quanto costa vincere gli scudetti: affondano i bilanci dei ricchi

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 15-05-2014 - Ore 21:25

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Quanto costa vincere gli scudetti: affondano i bilanci dei ricchi

Juve, City e Psg: trionfi con rosso da 300 mln. Solo il Bayern guadagna. E l’Atletico stupisce. 

Tre scudetti (Premier League, Ligue1 e Serie A) al modico prezzo di 300 milioni di euro. La Borsa Valori dei campionati di calcio europei si tinge un’altra volta di rosso e aggiorna, come tradizione in negativo, i suoi record finanziari. I paletti del fair-play finanziario, dati alla mano, sono serviti a poco. I giocatori di qualità costano, i loro stipendi pure. E per vincere — come dimostrano i conti di Manchester City, Psg e Juventus — bisogna perdere. I bianconeri, per dire, hanno pagato ognuno degli ultimi tre scudetti più di 50 milioni di euro. Dal 2011 a oggi la squadra di Conte ha accumulato 160 milioni di passivo, più un’altra ventina di milioni di buco previsti per quest’anno. L’austerity predicata da Michel Platini e dalla Uefa, dalle parti di Vinovo, resta una chimera: la busta paga della rosa torinese è cresciuta nel 2013-2014 del 16%. Quando Andrea Agnelli ha preso la guida del club quattro anni fa, sul conto corrente della società c’era un attivo di 6 milioni di euro. Oggi ci sono debiti per 198 milioni. La musica non cambia in Gran Bretagna. Il Manchester City ha trionfato sul campo sfruttando in zona Cesarini l’harakiri del Liverpool. Sul fronte contabile però gli azzurri di Manuel Pellegrini — non a caso in odore di salatissima multa Uefa — sono di gran lunga la maglia nera della Premier. Gli emiri del Dubai hanno speso dal 2009 ad oggi oltre mezzo miliardo per comprare presunti campioni in giro per il mondo. E questo shopping compulsivo, sommato agli stipendi da mille e una notte di Kun Aguero & C., è costato negli ultimi dodici mesi ai Citizen una perdita di quasi 70 milioni di euro dopo i 120 del 2012-2013. La virtù finanziaria non paga nemmeno dall’altra parte della Manica. Il Paris Saint Germain ha dominato in lungo e in largo la stagione. Ma i conti sono da brividi. Dati ufficiali non ce ne sono. Le stime però parlano di una voragine in bilancio da oltre 300 milioni negli ultimi due anni, tappata dai soldi del socio di riferimento, la famiglia regnante del Qatar, con una serie di acrobazie finanziarie camuffate da contratti di sponsorizzazione contestate ora dalle autorità di vigilanza. Risultato: i neo campioni d’Inghilterra e di Francia — e secondo la Bloomberg persino la Juventus — sono i candidati numero uno alle prime sanzioni previste dalla Uefa per chi sgarra dai parametri di bilancio fissati dalle regole del fair play. La decisione è attesa a breve, ma si parla di multe vicine ai 60 milioni in tre anni, di un tetto alla rosa 2014- 2015 per la Champions (21 giocatori contro 25) e ai salari dei calciatori. Il successo, insomma, costa. E le tariffe restano più o meno sempre le stesse: Massimo Moratti ha firmato assegni per 1,2 miliardi in 18 anni per mettere nella bacheca dell’Inter il Triplete e cinque scudetti. L’ex Cavaliere Silvio Berlusconi ha investito più di un miliardo nel Milan e (non a caso) è oggi in cerca di soci tra i nuovi ricchi del mondo con cui dividere l’onere rossonero. La Roma di James Pallotta ha perso 40 milioni negli ultimi 20 mesi — qualcosa come 65mila euro al giorno, anche se i conti sono in miglioramento — per allestire una rosa da secondo posto in campionato. La palla però — è il bello del calcio — è rotonda. A volte capita che il più ricco non sia il migliore. O che il migliore, oltre che a essere ricco, riesca pure a guadagnare. Il Bayern Monaco, tra i big, è l’eccezione che conferma la regola, visto che lo scudetto in Bundesliga — grazie a una gestione molto teutonica dei conti — è coinciso con un utile di 14 milioni. L’Atletico Madrid invece — alla vigilia di due partite che valgono uno scudetto e una Champions — è la prova vivente che pure nel football Davide può battere Golia. Il saldo delle sue campagne acquisti dal 2008 ad oggi è da provinciale, con un attivo di 38 milioni. La scorsa estate, per far quadrare i conti, ha “sacrificato” Radamel Falcao — l’idolo del Vicente Calderón — cedendolo per 52 milioni al Monaco. Eppure è lì, a un passo dalla leggenda, pronto alla doppia sfida con Real (-307 milioni il bilancio del suo calcio mercato negli ultimi cinque anni) e Barcellona (-173 milioni). E pronto, se servirà, a far cassa girando al miglior offerente Diego Costa. Michel Platini, c’è da scommetterci, tiferà i colchoneros di Diego Simeone.


Fonte: Repubblica - Ettore Livini

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