Rassegna Stampa

Quel Grande Fratello che ora ha il controllo assoluto del calcio italiano

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 11-02-2015 - Ore 10:33

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Quel Grande Fratello che ora ha il controllo assoluto del calcio italiano

Qualche mese fa, il nome di Wang Janlin era stato accostato alla Roma. Unicredit stava vendendo le sue quote e, si disse, il secondo uomo più ricco della Cina voleva entrare al posto della banca. Poi non se ne fece nulla. Oggi si capisce perché. Wang Janlin non voleva entrare nel capitale di una squadra. Voleva comprare direttamente tutto il calcio italiano. Perché questo e non altro significa oggi acquistare Infront Italia: prendere il controllo dell’intero movimento, diventarne il padrone. La storia dell’inarrestabile ascesa dell’”advisor della Lega calcio” - così veniva, fino a poco tempo fa, sobriamente definita la società - è ormai cosa nota. Comincia nel 2008 quando Antonino Matarrese presenta Infront alla Confindustria del pallone come possibile advisor per la vendita collettiva dei diritti televisivi. In pochi, allora, sanno che cosa sia Infront, da chi sia gestita, dove voglia arrivare. Uno di questi è Adriano Galliani, che riconosce in Marco Bogarelli e nel resto del management di quella società, i “ragazzi” della ex “Media Partners” società del gruppo Fininvest. I “suoi” ragazzi. Così, aiutata proprio da Galliani e dal presidente della Lazio Claudio Lotito, Infront si aggiudica l’asta. È il primo passo. Tessendo una fitta tela di relazioni, giocando di sponda sulle debolezze di un sistema che conoscono alla perfezione, nel giro di pochi anni Bogarelli & co. assumono il controllo dell’intera macchina. La chiave - lo sanno bene - è il consenso dei presidenti. Che quando non è conquistato per via politica, viene letteralmente acquistato. «Il giochino è semplice» spiegava poco tempo fa a Repubblica un osservatore interno ai fatti della Lega, «Infront compra i diritti commerciali delle società che non riescono a vendere gli spazi commerciali dentro i propri stadi, sovrastimandone sistematicamente di qualche milione il valore. La cifra pagata in eccesso è il prezzo per il voto in Lega del presidente del club. Un costo aziendale». Il copione descritto è esattamente quello che ha portato prima Maurizio Beretta alla presidenza della Lega calcio e poi Carlo Tavecchio alla guida della Figc. Ad eleggere il banchiere e il candidato azzoppato dall’uscita su Opti Pobà e la banana, ci pensarono infatti tutti i club della “scuderia” di Bogarelli. Vale a dire Inter, Milan, Udinese, Genoa, Sampdoria, Lazio, Palermo e Cagliari. Tutte società che avevano e hanno ancora in vigore importanti contratti con Infront. Inutile dire che anche quelle di Beretta e di Tavecchio, proprio come la gestione della gara per i diritti tv, erano solamente tappe intermedie dell’ascesa. Che è continuata e continua a tutt’oggi. Pochi giorni dopo la nomina del presidente federale, Infront ha vinto la gara come advisor della Figc per la gestione commerciale della nazionale di calcio. A quella gara - il cui esito tutti davano per scontato già un istante dopo l’elezione di Tavecchio - partecipava anche la Rcs che adesso ha chiuso un accordo, sempre con Infront, per dare vita al canale televisivo della Gazzetta dello Sport (da settimane gli uomini di Bogarelli lavorano al quarto piano della nuova sede del quotidiano milanese). Ma la mission aziendale è evidentemente quella del monopolio assoluto. E così, dopo i diritti televisivi, dopo le nomine delle due massime cariche istituzionali, dopo aver messo le mani sulla nazionale e aver stretto amicizia con il primo quotidiano sportivo nazionale, Infront punta a occupare in via definitiva anche gli ultimi due spazi rimasti liberi: la vendita dei diritti di archivio, e la produzione televisiva delle partite. La legge Melandri per “risarcire” le grandi squadre dai danni provocati con il passaggio alla vendita collettiva dei diritti tv, lascia la possibilità alle squadre di vendere individualmente i propri diritti di archivio e di produrre autonomamente le immagini delle partite da vendere poi alle emittenti. Oggi molte squadre (non tutte) per entrambi i servizi si avvalgono proprio di Infront (che, secondo stime approssimative che circolano in Lega ci guadagna su una ventina di milioni l’anno). Per vari motivi però lo scenario sta cambiando e alcuni presidenti hanno deciso di cominciare a trattare individualmente su entrambi i fronti. Per questo a molti non è sembrata casuale la sparata di Adriano Galliani sul (non) fuorigioco di Tevez e la linea “storta” di Sky. «Hanno aperto il fronte», dicono in Lega, dove venerdì è attesa una specie di resa dei conti. Che non sarà l’ultima. Almeno a giudicare dalle dichiarazioni di ieri di Marco Bogarelli che parlando da padrone del vapore ha tranquillizzato “i tifosi italiani” circa il passaggio di Infront nelle mani del facoltoso immobiliarista cinese. Per loro «non cambierà nulla, ma cresceranno le prospettive di crescita del mercato italiano che potrà contare su una nuova potenzialità che investirà l’indotto, il capitolo stadi, tanto per dirne uno». Anche gli stadi.

Fonte: La Repubblica - Marco Mensurati

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