Rassegna Stampa

Quel voto contrario della Juve e la guerra su cifre e cause del crac Parma

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-03-2015 - Ore 20:38

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Quel voto contrario della Juve e la guerra su cifre e cause del crac Parma

Non è stata una mattinata semplice quella trascorsa nella sala assemblea della Lega di Serie A. Chi ha assistito racconta di toni concitati e voci che si sono più volte alzate. Non fronti contrapposti, perché sulla scelta politica di aiutare il Parma la maggioranza era sufficientemente compatta e numerosa, ma una serie di posizioni e sfumature che ha finito col riproporre uno schema consueto dalle parti di via Rosellini. Se il presidente Tavecchio ha potuto mettersi in macchina a inizio pomeriggio in direzione Collecchio con un tasca proposte da lui stesso definite "ragionevoli" è perché la voglia di non consegnarsi a un finale a 19 squadre era prevalente e le pressioni di Sky e del Coni avevano fatto breccia anche nei più riottosi.

E' nata così la votazione con 16 sì, un solo contrario (Cesena) e 3 astenuti (Napoli, Parma e Sassuolo) alla prima delibera, quella sull'impegno della Lega a farsi carico della situazione del Parma fino al termine del campionato. Poi, però, è stato il momento di parlare di cifre e intorno alla quantificazione dei 5 milioni e al giudizio su quanto accaduto in questi mesi le voci in contrasto si sono moltiplicate. Non solo la Juventus si è dissociata, votando contro, ma altri club hanno chiesto apertamente conto a Tavecchio e alla Figc dell'operato degli ultimi sei mesi.

 

 

Se davvero la Covisoc in almeno tre occasioni nel 2014 aveva segnalato la situazione problematica dei conti del club di Ghirardi, perché nessuno è intervenuto? Come ha esercitato i propri poteri la Figc? Chi ha ricevuto, letto e considerato le relazioni dell'organo di controllo dei bilanci? Quesiti posti con forza da De Laurentiis, Lugaresi e Marino oltre che da Andrea Agnelli e che non hanno ricevuto una risposta adeguata. Si aspettavano, come del resto molti al di fuori di quella sala, una prima presa di coscienza di cosa non ha funzionato per cominciare a delineare un percorso di riforma del sistema e, invece, hanno dovuto incassare un poco gradito silenzio sul tema.

In assemblea non si è consumata una rivincita delle battaglie politiche estive, ma i toni non sono stati morbidi. E, soprattutto, una parte dei presidenti non ha accettato la posizione delle 'colombe', espressa in maniera diretta da Preziosi prima di salire in sala assemblea: "Mi sembra di assistere alla caccia al colpevole, al sistema e a quelli che nel passato hanno contribuito a questa situazione ma non è così che si risolve il problema. Non buttiamo fango su questo mondo che non è così brutto visto che dà da mangiare a tanti ed è la seconda industria d'Italia". Tesi condivisa anche da altri presidenti e sulla quale la discussione si è accesa.

Poi c'è stata la questione delle cifre. L'idea di attingere al fondo delle multe, che per statuto è destinata a scopi solidaristici e fin qui era stato usato per sostenere progetti di promozione, non è dispiaciuta; Tavecchio aveva anticipato di non voler ricorrere all'autotassazione dei club (Panorama ne aveva scritto lo scorso 4 marzo) e la soluzione va in questa direzione anche se è evidente che si opera ai limiti del regolamento creando un precedente pericoloso. Sulla quantificazione, però, si è consumato un secondo scontro perché alcune società, Juventus in testa, hanno fatto presente che l'udienza davanti al Tribunale fallimentare del 19 marzo potrebbe disegnare uno scenario diverso da quello immaginato.

Perché scrivere una cifra, dunque, prima che il giudice la certifichi? Un'obiezione che non ha fatto breccia anche se il presidente Beretta, con una certa dose di equilibrismo, alla fine ha parlato di generica "disponibilità" ad intevenire e con dei limiti "qualora ci siano gli estremi per proseguire nell'esercizio" e con "risorse limitate". Ufficialmente "senza esprimersi sulla cifra" che, però, Tavecchio ha voluto votata a maggioranza con 3 no (Juventus, Napoli e Cesena) e 2 astenute (Roma e Sassuolo).

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