Rassegna Stampa

Questione di testa

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 04-01-2014 - Ore 10:30

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Questione di testa

Autorevoli perché malleabili. Sfrontate ma solo perché hanno imparato a essere umili. La Roma dei primi turni aspettava che gli altri le mettessero paura e si stancassero di farlo, poi nel secondo tempo dilagava. Quando si è accorta che Llorente non era un’arma spuntata, la Juventus si è lentamente rimodellata sulle opportunità che un centravanti con quelle caratteristiche le avrebbe offerto, sempre più spesso. Con Florenzi alto la Roma si mette volentieri col 4-4-2. Nessuno può negare che esista anche una Juventus del 4-5-1.

La Juventus è più cattiva. La sua è una cattiveria sana e al tempo stesso maledettamente contagiosa. Tevez la trasmette al compagno sbuffandogli in faccia o chiamando la palla con lo sguardo dell’insaziabile. La Roma titolare ha più qualità della Juventus titolare, forse anche più piedi buoni (sommando anche quelli dei mezzi titolari), forse le scorre dentro una linfa folle che la sta spingendo oltre le barriere del lecito e dell’immaginabile (le 10 vittorie consecutive). Ma non essendo, come ha sempre detto Garcia, «una squadra costruita per vincere lo scudetto», quando c’è da fare un cambio in corsa la struttura ne risente (Burdisso per Castan, Bradley per Pjanic, Borriello per Totti). È come una barca che piega da una parte perdendo per un attimo di vista la rotta.

Eppure Juventus e Roma si somigliano. In campionato, insieme, hanno effettuato 17.904 passaggi (9102 la Juve, 8802 la Roma, nessuna come loro). Quasi identico il loro possesso palla medio (58,4% la Juve, 58,3% la Roma). Simile l’anagrafe del gruppo base: 28,45 l’età media della Juve, 28,54 quello della Roma. Sono diversamente aggressive, ma comunque lo sono (chiedete agli avversari che perdono tutte le “seconde palle”). Quando tutto funziona contano di esprimere un’idea di calcio moderno, basato su passaggi corti e potenti, su controlli magistrali, su densità mirate. E infatti sono le squadre che hanno effettuato il maggior numero di scambi corti (486 la Juve, 471 la Roma). Entrambe non possono prescindere dai tagli dei loro intermedi al di sopra della media (Pogba, Vidal, Florenzi, Strootman). La Juve imposta il gioco partendo bassa, dai tre centrali. Gli juventini che toccano più palloni sono, oltre a Pirlo, Chiellini e Barzagli. Con Llorente, se pressati, i difensori possono ricorrere all’opzione del lancio lungo per la testa del basco, che scarica sul primo che gli detta la giocata in profondità. Il gioco della Roma è concepito come la volpe concepisce il suo pranzo: va a rubare nel pollaio. Prende palloni nella tre quarti avversaria oppure aspetta che si accenda la luce dei “tre registi”. De Rossi, Strootman e Pjanic sono i romanisti con più palloni giocati. E può sempre calare la carta del contropiede devastante (5 gol).

Lo abbiamo visto: la Roma senza Totti fatica: i giocatori sembrano riluttanti a muoversi in verticale (come non si fidassero degli assist altrui). Anche la Juve fatica senza Pirlo, ma con meno rimbalzi negativi. L’adattamento di Conte è stato: «Facciamo girare la palla più rapidamente». Pirlo ha però il merito di costringere gli avversari a domandarsi: e se lo marcassimo a uomo? Può andar bene (lo fece Heynckes, lo fece Del Bosque), ma quanti falsi “nueve” sono capaci di dedicarsi alla marcatura? Fondamentali gli esterni. La Juve ne ha una mezza dozzina, tutti bravi, eclettici e incapaci di perdere la concentrazione. Quelli della Roma traballano un po’: Dodò ha imparato a difendere ma non sa più attaccare. Maicon non riesce quasi mai a crossare dalla linea di fondo. La Roma è spettacolare quando fa il mulinello, quando non dà riferimenti, quando sembra composta da almeno sette “universali”. Per essere minacciosa alla Juve certe volte basta che la palla ce l’abbia Bonucci.

 

Cosa dovrebbe fare domani la Juve? Raddoppiare ossessivamente sugli esterni per provare a svuotare il centro. Cross per Llorente. Prendere punizioni dal limite aspettando che Pirlo mandi qualcuno davanti a De Sanctis. E la Roma? Giocare alta rimanendo corta, sfondare in mezzo con triangoli strettissimi, evitare i cross dalla trequarti. Aspettando che Totti mandi Gervinho davanti a Buffon. Questa partita la vinci di testa. Facendo partire le gambe al momento giusto. Senza sprechi. In fondo anche in questo si somigliano, no?

Fonte: la repubblica

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