Rassegna Stampa

Rafael convinto da Rafa «A Napoli per Benitez»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 30-06-2013 - Ore 10:15

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Rafael convinto da Rafa «A Napoli per Benitez»

Il Brasile è conosciuto per i fantasisti e cannonieri, però anche in porta produce muri come Taffarel, Dida, Julio Cesar che hanno avuto fortuna successo in Italia. E adesso al Napoli arriva Rafael, 23 anni, 186 cm, ex compagno di Neymar al Santos, in cui vanta 194 presenze. Decisivo è stato il colloquio con l’altro Rafael, Benítez: un affare da 5,5 milioni per i brasiliani, al portiere quinquennale da un milione l’anno. [...] 

Lo studioso Da piccolissimo Rafael Cabral Barbosa vuole giocare a calcetto col Sorocaba (San Paolo). Ma deve aspettare: sei anni è l’età minima. La squadra ha bisogno di un portiere e così non ha più lasciato i pali: «Nessuno voleva giocare in porta. Ebbi fortuna: l’allenatore era un ex portiere e disse che avevo delle qualità». Pure papà Sergio sognava di essere un calciatore, ma il nonno morì quando aveva 14 anni, e cominciò a lavorare: «Era una famiglia povera, mia nonna faceva la sarta». Quando decise di fare il calciatore, Rafael ebbe l’appoggio del padre, ma la madre, professoressa, impose una condizione: se voleva giocare doveva studiare. La mamma morì quando Rafael aveva 13 anni. [...]

 

Via dal San Paolo A 12 anni il San Paolo lo manda via dalle giovanili dopo un anno perché aveva oltrepassato l’età per la sua categoria. Poi Rafael fa il giro tra Interclub Korea, Bahia, Ituano, prima del provino al Santos a 16 anni. Nel 2009, a 19 anni, si frattura una gamba. «In tre mesi ero guarito. Un miracolo », ricorda. Nel 2010 arriva al Santos Dorival Júnior, che lo promuove titolare. E arrivano tre titoli paulisti (2010, 2011 e 2012), la Libertadores 2011, la coppa del Brasile 2010 e la Recopa Sudamericana 2012. Rafael era titolare dell’Olimpica di Menezes prima dei Giochi di Londra, ma una lesione al gomito gli fa perdere giochi e argento. Il suo idolo è Marcos, campione del mondo 2002. Ma ammira anche Julio Cesar: «Sa piazzarsi benissimo. Ha già salvato la Seleção in varie occasioni». Non è la prima volta per lui in Italia: «Nel 2008 col Santos vincemmo un torneo U19 a Torino. Finimmo in testa nel girone con Juve, Chievo e Fiorentina. In semifinale, con il Santo André, passammo ai rigori: ne parai due. In finale battemmo il 10 il River». Sui rigori ha un rituale particolare: «Mi muovo lateralmente sulla linea. Me lo permette il regolamento, e punto il dito sull’angolo in cui credo che l’avversario tirerà per destabilizzarlo. I rigoristi non si arrabbiano. Sanno che fa parte del gioco ».

Fonte: (La Gazzetta dello Sport – M.Cannone)

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