Rassegna Stampa

Regia e difesa a tre. Formula Spalletti 2.0

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 26-01-2016 - Ore 08:56

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Regia e difesa a tre. Formula Spalletti 2.0

LA GAZZETTA DELLO SPORT - PUGLIESE - STOPPINI - Si dice che per una prova servano almeno tre indizi. Così, dopo le gare contro Verona e Juventus aspettiamo quella di sabato prossimo contro il Frosinone per capire davvero dove può arrivare la rivoluzione dello Spalletti 2.0. La difesa a tre guarirà tutti i mali della Roma? Le nuove posizioni (ed attitudini) di Pjanic e Nainggolan sono le più corrette? Digne può fare tutta la fascia e Florenzi deve davvero crescere in alcuni comportamenti? C’è di tutto e di più nel laboratorio tattico (e non) di Trigoria, ma cerchiamo di capire cosa cambia rispetto al passato. Ed, eventualmente, con quali risultati.

LA DIFESA – La prima cosa da capire, ovviamente, è se dalla difesa a tre la Roma trae beneficio o meno. Di certo, con questo modulo (che Spalletti sembra voler confermare anche contro il Frosinone) c’è la possibilità di difendersi con un giocatore in più (5 contro 4) quando Digne e Florenzi si abbassano, cementando la zona centrale della retroguardia. I meccanismi sono però particolari, non sempre facili da assimilare. Serve atletismo e fisicità (e la Roma ce li ha con Manolas e Rüdiger) e serve uno che abbia palleggio e giropalla (De Rossi). Ma poi bisogna conoscere diagonali e marcature. Con la difesa a tre, comunque, in fase di possesso la Roma può aumentare la densità in mezzo al campo, con quella a 4 si difende in maniera più lineare e può sfruttare le sovrapposizioni. 

LE FASCE – Già, perché poi due che hanno visto cambiarsi la vita con l’arrivo del nuovo allenatore sono proprio gli ex terzini, Digne a sinistra e Florenzi a destra, oggi a tutti gli effetti veri e propri esterni di fascia. Con un distinguo, però: Florenzi (sulla cui involuzione pesa anche il paragone improprio con Dani Alves del maldestro d.s. Sabatini) ha gamba, intensità ed esplosività per farla tutta, Digne sembra invece fare più fatica del dirimpettaio. Ma siccome Spalletti non li considera perfetti come difensori, preferisce tenerli più alti che bassi. Ecco un altro motivo per cui sta lavorando di più sulla difesa a tre che sulla difesa a quattro.

I SINGOLI – E poi ci sono Pjanic e Nainggolan, i simboli (a livello individuale) della rivoluzione spallettiana: il primo spostato in cabina di regia alla Pizarro, il secondo trequartista alle spalle della punta, un po’ come giocava un tempo Perrotta. Ora si tratta solo di capire se le nuove posizioni sono (o saranno) quelle di massima efficienza o meno per il bosniaco e il belga, dando per assodato che per entrambi servirà un periodo di apprendimento del nuovo ruolo. Ad oggi, entrambi sembrano ancora un po’ spaesati:Pjanic anche a Torino ha faticato a trovare la posizione ed i riferimenti nello smistamento del pallone, Nainggolan spostato davanti tocca meno molti palloni e perde l’esplosività che può sprigionare se ha più campo davanti a sé. In più tenendo Pjanic lontano dall’area si perde in fantasia, con Radja più alto rinuncia alla possibilità di recuperare tanti palloni e ripartire. Ma è anche vero che a Spalletti oggi serve altro: un regista dai piedi buoni (Pjanic) e un pressatore sul portatore di palla (Nainggolan). Vedremo presto se avrà avuto ragione o meno.

Fonte: La Gazzetta dello Sport

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