Rassegna Stampa

Responsabilità e poteri ai club: così all'estero la lotta ai violenti

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 09-08-2016 - Ore 06:36

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Responsabilità e poteri ai club: così all'estero la lotta ai violenti

 IL MESSAGGERO - RIGGIO - I sistemi di sicurezza degli stadi in giro per l'Europa sono messi in difficoltà da un terrorismo purtroppo ormai entrato nella nostra quotidianità. Stati, federazioni e forze dell'ordine si ritrovano così a prevenire e combattere non solo la violenza ultrà, ma anche eventi tristi, violenti e imprevedibili come gli sciagurati fatti di Parigi nel novembre 2015. Ogni settimana migliaia di tifosi viaggiano in giro per l'Europa, ma ogni evento sportivo di massa ha i suoi rischi. 
SCAMBIO DI INFORMAZIONILa sicurezza delle persone resta sempre una priorità. Ed è per questo che la Uefa collabora strettamente con le federazioni nazionali, i club, le autorità locali e le forze di polizia per assicurarsi che tutte le partite in Europa si disputino in contesti sicuri e funzionali. Ogni anno il massimo organismo calcistico continentale organizza una conferenza per scambiarsi informazioni sul tema sicurezza. Oltre 350 delegati analizzano la stagione passata, si scambiano buone pratiche e discutono di soluzioni per le prossime partite. 
Negli anni le diverse tragedie accadute hanno spinto la Uefa, l'Unione Europea e il Consiglio d'Europa a lavorare insieme su tante iniziative nel campo della sicurezza. Senza dubbio, l'Inghilterra è il paese che ha combattuto la violenza negli stadi e il fenomeno ultrà nella maniera più efficiente. Nessuno può dimenticare il 1989, quando il governo di Margaret Thatcher approvò il Football Spectators Act, una legge che prevedeva una sorta di schedatura nazionale dei tifosi, che per assistere a una partita avrebbero dovuto possedere una specie di tessera del tifoso, da noi introdotta decenni dopo. Ma la misura si rivelò controproducente perché troppo macchinosa e allora era stato proposto di risolvere il problema intervenendo sul rinnovamento degli impianti, che all'epoca in Inghilterra erano poco frequentati e fatiscenti. 
LA PREVENZIONELe tribune erano state dotate di seggiolini numerati, di modo da evitare incidenti dovuti alla presenza di troppe persone. Certo, qui ormai stiamo parlando di storia. Vent'anni dopo le cose sono migliorate ancora di più con l'impegno da parte delle società di debellare la violenza attraverso controlli, biglietti elettronici e divieto di introdurre materiale pericoloso all'interno degli impianti. I club sono ritenuti responsabili di qualsiasi cosa accada ed è per questo che sono tenuti ad assumere degli steward per assicurare la salute e la sicurezza di chiunque assista alla partita. In caso di partite particolarmente delicate la polizia può scortare alcune tifoserie all'interno dello stadio e presidiare alcune aree all'esterno di esso considerate a rischio. Ed è un po' quello che succede in Germania e Spagna. La violenza è ovunque e va tutelata la sicurezza delle persone. Un documento del governo di Berlino aveva sancito che la maggiore responsabilità nello stadio è del club insieme alla polizia, ma non la zona fuori da esso che è pertinenza solo delle forze dell'ordine. I club possono vietare l'accesso ai propri stadi a particolari tifosi di altre squadre. Come quando, nel gennaio 2014, lo Schalke aveva proibito sia l'accesso allo stadio sia l'avvicinamento all'impianto a 498 tifosi del Borussia Dortmund. In Spagna da anni esiste un problema riguardante i cori e le manifestazioni razziste durante le partite. 
LEGGI SPECIALIDa non dimenticare la banana lanciata, dagli spalti, a Dani Alves (oggi alla Juventus) in un Villarreal-Barcellona di un paio d'anni fa. Una legge del 9 marzo 2010 spiega che il ministero degli Interni durante un evento sportivo assume il compito di dirigere, organizzare, coordinare e controllare i servizi di sicurezza in occasione dell'evento. Può anche decidere di disporre in un certo posto alcuni agenti di polizia, che supervisionano quello che spetta ai club: gestire la vendita dei biglietti, assicurarsi che all'interno dello stadio non vengano introdotte bevande alcoliche o armi e che non siano cantati cori violenti o razzisti. 

Fonte: IL MESSAGGERO-RIGGIO

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