Rassegna Stampa

Ribaltone Bologna, il blitz di Zanetti. Tacopina addio

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 26-09-2014 - Ore 09:24

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Ribaltone Bologna, il blitz di Zanetti. Tacopina addio

Il colpo di scena è arrivato poco dopo le 18. La bandiera americana non sventolerà su Casteldebole, Massimo Zanetti ha messo nelle casse del club i soldi che servivano, ha confermato piena fiducia alla squadra, al tecnico ed alla dirigenza, e gestirà il Bologna assieme ad Albano Guaraldi, che resta presidente fino alla fine della stagione. Il fallimento, un’ipotesi che si era fatta concreta, è stato evitato, come già successe a dicembre del 2010 durante la presidenza Porcedda. Ma, almeno a giudicare dai commenti sul web, il ritorno di Zanetti non accende entusiasmi e la permanenza al timone di Guaraldi è peggio del fumo negli occhi.

Guaraldi però era entusiasta: «Mi sono commosso, Zanetti poteva farcela cadere dall’alto, poteva rimproverarci dei nostri errori, invece è stato un grande. Ha detto che avrebbe messo i soldi e non ha infierito ». Erano le 18.40, il presidente stava rientrando da Treviso accompagnato da Gianni Morandi. I due, insieme, avevano lasciato Bologna alle 14 per chiedere aiuto a mister Segafredo. «Siamo contentissimi, non sapevamo come sarebbe andata a finire. Gli americani? Diciamo che han fatto un gran cinema, ma noi non eravamo convinti. Per il Bologna questa è una grande giornata».

Ieri mattina dalle 8,30 alle 11.30 c’era stata una riunione incandescente a Casteldebole fra gli azionisti e i professionisti rossoblù, compresi i due legali, Serafini, che spingeva per cedere al gruppo di Tacopina, e Grassani, decisamente contrario. La tensione era palpabile. Guaraldi ha detto subito che di Tacopina non si fidava, che il milione che aveva versato non aveva alcun valore perché nessun contratto era stato firmato, che nessuno conosceva i reali investitori e che Saputo, il miliardario canadese, non avrebbe fatto parte della cordata«Albano dobbiamo cedere, qui la gente è inviperita – gli ha risposto un socio – rischiamo che ci prendano a schiaffi e chi ci sfascino le macchine». Un altro ha aggiunto: «Io me ne frego di c’è dietro a Tacopina, vendiamo e basta ». A quel punto il presidente ha detto: «Visto che abbiamo fatto un patto e che valiamo tutti, noi consiglieri, alla stessa maniera indipendentemente dalle nostre quote, firmate voi il contratto». Ed è uscito. Nessuno ha messo la firma. «Non ce la siamo sentiti», ha rivelato uno dei presenti. È stato però ugualmente deciso di provare, attraverso i legali, a trovare un accordo che soddisfacesse le parti.

Quindi Guaraldi s’è giocato la carta Zanetti, sapientemente coltivata nelle ultime settimane: «La situazione è critica, ma non grave come viene spesso raccontata. Possiamo farcela e ho già parlato con Zanetti». Qualcuno ha alzato le spalle: «Ancora lo aspettiamo?». Dirà Morandi a fine serata: «Siamo andati a Treviso io e il presidente in rappresentanza di tutti i soci». Qualche dubbio è lecito nutrirlo, ma il dato sostanziale è l’accordo. Zanetti verserà a titolo personale, dunque non a nome della Segafredo (che mise i 4 milioni iniziali a dicembre del 2010, evitando il crac) una cifra intorno ai 5 milioni di euro, che andranno nelle casse del Bfc. Aumenterà il suo peso, inserirà in un Cda rinnovato Luca Baraldi, già amministratore delegato prima coi Menarini poi, per meno di un mese, con lo stesso Zanetti, subendo critiche feroci da tifosi e giornalisti. Nessuno lo conferma, ma si può presumere che a fine stagione Guaraldi esca di scena o quantomeno vada in minoranza e Zanetti assuma il controllo del club tornandone presidente. E se Joey Saputo dovesse essere interessato, nessuna porta gli sarà chiusa. L’attuale presidente dei Montreal Impact ha infatti detto a Guaraldi che presto si troveranno a discutere di un business che l’affascina. Vedremo.

Per adesso «il Bologna resta ai bolognesi», come ha detto ieri Zanetti a Guaraldi e a Morandi, confermando che «avrebbe garantito la continuità aziendale del club». Cosa è cambiato dal 4 giugno? Quel giorno Zanetti si fece da parte spiegando che «anche in relazione all’imminente quotazione in Borsa del nostro gruppo, un investimento così importante non presenta i presupposti di compatibilità e sostenibilità con la scelta strategica che abbiamo compiuto ». Allora l’investimento da sostenere era di una quarantina di milioni di euro, con aspettative altissime da parte della città. Oggi Zanetti, che ha ormai perfezionato l’ingresso sul mercato azionario, sa che la situazione è un po’ diversa. Guaraldi è ormai stremato da quest’avventura sia dal punto di vista fisico che psicologico. La cresta, per capirci, non l’alza più. E ieri a Treviso è salito col cappello in mano. Gestirà il club fino a fine stagione con l’obiettivo di provare la risalita e dovrà, nel frattempo, sistemare i creditori, un’operazione che ha in parte già avviato. Poi, se le cose miglioreranno, da giugno sarà Zanetti a tentare il rilancio. Per anni aveva ripetuto: «Se c’è bisogno, ci sono».

Fonte: LA REPUBBLICA (S. MONARI)

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