Rassegna Stampa

Riecco il Chievo. Cambia la Roma ma non lo spirito

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 18-10-2014 - Ore 10:19

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Riecco il Chievo. Cambia la Roma ma non lo spirito

Se fosse concesso un pizzico di provincialismo, si potrebbe certamente dire che a queste latitudini parlare della «Decima» non vuol dire solo apprezzare Carlo Ancelotti e il suo Real Madrid per le 10 Coppe dei Campioni, ma anche ricordare la striscia di vittorie consecutive del primo Rudi Garcia, quello che il violino ancora non lo suonava ma aveva già imparato a stupire tutti dentro e fuori dal campo. Prima di tutto dentro, perché se a distanza di 12 mesi giusti giusti — 31 ottobre 2013 quel RomaChievo 1-0, decima vittoria consecutiva dall’inizio del campionato per i giallorossi — Totti e compagni sono ancora nei dintorni dello scudetto, il filo rosso non può che essere l’allenatore francese. Allenatore di una squadra un anno dopo profondamente diversa eppure profondamente identica nello spirito, nella ricerca del risultato, nel modo di preparare le partite. Cambiano i fattori, ovvero i giocatori, quello sì. Il RomaChievo di oggi metterà in campo 7 facce nuove rispetto a 12 mesi fa: i reduci della «Decima» sono De Sanctis, Pjanic, De Rossi e Ljajic. Gli altri sono fuori, qualcuno perché andato a cercare fortuna altrove, qualcun altro per infortunio. Come Borriello, ad esempio: un anno fa decise lui, con una spizzata di testa. Oggi è fermo per un problema muscolare e RomaChievo la guarderà (forse) con gli occhi del rimpianto.

Ora la ripartenza Perché un rimpianto fu quello che successe dopo quella partita, il pareggio di Torino — ancora Torino, sì — con polemiche arbitrali annesse, la serie interrotta, la magia spezzata, quattro X consecutive e punti che di fatto la Roma non riuscì più a recuperare. L’apice della stamenticare. Riecco il Chievo: dall’apice giallorosso, a punto di ripartenza. «Dobbiamo fare in modo di provare a vincerle tutte», ha detto ieri l’allenatore francese. Dunque, tutte vuol dire (anche) le prossime 10. Con De Sanctis forse capitano, con Pjanic in mezzo al campo, Ljajic a caccia di un gol all’Olimpico dopo 6 mesi, De Rossi di nuovo nel cuore della Roma.

In economia E in fondo non c’è altro modo, se davvero l’obiettivo è lo scudetto. «Se lo dice Garcia, ci credo anch’io al titolo, ho grande stima del francese», ha commentato Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia. Ecco, Garcia è costretto a fare le cose in economia. Perché martedì c’è il Bayern, la Champions, un’attesa che prosciuga e forse distrae. E così Gervinho va in panchina, Totti aspetta Guardiola, Destro e Ljajic vanno all’attacco con Florenzi con l’idea di fare le cose bene, non necessariamente in fretta, la vittoria con il Verona è lì a dimostrarlo. Ma l’economia porta bene, almeno con il Chievo. Perché un anno fa la Roma fece 10 nonostante avesse perso per strada pochi giorni prima Totti e Gervinho, k.o. per guai muscolari contro il Napoli. C’è solo una grande differenza, 12 mesi dopo: quella squadra andò oltre le più rosee aspettative, oltre forse i suoli stessi limiti. Questa no. Questa è chiamata a vincere, ancor di più dopo le parole di Garcia di ieri. Che poi siano state pronunciate di venerdì 17, è materiale solo per scaramantici. A Trigoria non interessa.

Fonte: Gazzetta dello Sport - STOPPINI

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