Rassegna Stampa

Rischio infiltrati, Roma - Juventus fa paura

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-05-2014 - Ore 09:54

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Rischio infiltrati, Roma - Juventus fa paura

Si temono altri scontri. L’evento ad alta tensione è la partita di calcio Roma-Juventus di domenica prossima, ancora allo stadio Olimpico, penultima di campionato e ultima in casa dei giallorossi. Gli investigatori stanno con gli occhi ben aperti. Il sospetto peggiore è che dopo gli spari di cui è accusato l’ultrà romanista Daniele De Santis, e i tre feriti partenopei – Ciro Esposito, Alfonso Esposito e Gennaro Fioretti (tutti e quattro arrestati) – per i tifosi napoletani sia la prima e ghiotta occasione per vendicarsi del fattaccio: infiltrarsi tra i supporter bianconeri e saldare il conto che qualcuno tra i biancoazzurri ha lasciato aperto con gli ultrà romani. Un assaggio c’è stato la sera, dopo le 23, sempre a Tor di Quinto. A non molta distanza dai blindati parcheggiati delle forze dell’ordine, alcuni violenti hanno cominciato a sfasciare i vetri delle auto in sosta. Odio, rappreseglia, un anticipo del rancore che potrebbe avere sfogo domenica. Domani in Questura ci sarà un tavolo tecnico. Dovrà mettere a punto il percorso che seguiranno i tifosi e le misure di sicurezza per evitare che la periferia a nord di Roma si trasformi un’altra volta in una zona di guerriglia metropolitana. Si farà il punto anche sugli uomini da metttere in campo. Sul punto ieri è tirata aria di polemica con i piani alti di palazzo San Vitale. La causa sarebbe stata il ferimento sabato dei due uomini della squadra mobile distolti dal loro servizio e usati per dare manforte durante gli scontri. Oggi il sindacato Consap e altri hanno chiesto e ottenuto un incontro con il capo della Mobile, Renato Cortese. Il messaggio che intendono recapitare: l’ordine lo devono garantire altre forze, i tuoi poliziotti non si toccano.

Secondo Digos e magistratura, chi ha premuto il grilletto della 7.65 è stato De Santis, 48 anni. Sui di lui è stato positivo il responso dello stub, test che rileva tracce di polvere da sparo sulla mano. Il romano ha un passato pericoloso tra gli spalti, è fra i responsabili della sospensione del derby nel 2004, storia che ha fatto tanto rumore perché lui e altri dissero che un’auto della polizia aveva investito un bambino. Quindi era meglio non giocare. Quello che rischiava di ripetersi sabato, quando a un certo punto il capitano del Napoli è dovuto andare a trattare col capo degli ultrà Gennaro De Tommaso, detto Genny ’a Carogna, perché stava circolando la chiacchiera che a sparare fosse stata la polizia “infame” e pure stavolta era montata la voce che fosse morto un bambino. Ora la posizione di De Tommaso è al vaglio del procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e del pm Antonino Di Maio, ai quali ieri mattina la Digos ha consegnato la prima informativa sui fatti. Sono due gli aspetti che si stanno valutando. De Tommaso aveva addosso una maglietta nera inneggiante all’uomo che ha ucciso nel 2007 l’ispettore di polizia Filippo Raciti nello stadio di Catania. E dopo gli spari a Tor di Quinto lui era lì, accanto a uno dei feriti raggiunto dai colpi di pistola. C’è stata interruzione di pubblico servizio? Ipotesi.

La polizia non ha ancora finito le indagini. Quello che è accaduto sabato pomeriggio deve ancaora essere chiarito del tutto. Gli investigatori stanno cercando altri tre presunti ultrà romani, con caschi neri e mazze, che avrebbero preso parte agli scontri con i napoletani e sarebbero fuggiti quando i partenopei sono andati addosso a De Santis e lui da terra ha sparato. Su via di Tor di Quinto passavano i pullman coi tifosi campani. In strada c’erano altri di loro. Secondo l’accusa, De Santis che iniziato a lanciare petardi e lacrimogeni contro i torpedoni. Il questore Massimo Maria Mazza dice che i mezzi non dovevano sostare ma solo transitare. Sta di fatto che la zona in un attimo è diventata esplosiva. I napoletani si sono radunati in fretta, alcuni sono anche scesi dai bus. E hanno cominciato a inseguire De Santis, che si è rifugiato nel chiosco che gestisce e dove dorme, vicino al centro ricreativo Ciak e accanto alla sede del Trifoglio, formazione di destra dove lui ha militato e per la quale nel 2008 si è candidato con Gianni Alemanno in corsa da sindaco. È successo il finimondo. Il romanista è scivolato ed è caduto a terra. I tifosi napoletani gli sono andati addosso con i bastoni, lui ha estratto l’arma e ha sparato quattro colpi, l’ultimo ha inceppato la semiautomatica. Ha preso legnate, calci e pugni. Lo ha salvato la titolare del Ciak, Donatella Baglivo. Ha puntato la pompa dell’acqua contro i napoletani, ha visto a terra la pistola e l’ha messa in un vaso, dove poi è stata trovata dalla polizia assieme ai bossoli. La scena è stata filmata da un tifoso di Napoli. Ora il video è agli atti della Procura. Ed è stata confermata pure dalle immagini delle telecamere di sicurezza, dalle riprese dell’elicottero della polizia e da alcuni testimoni.

Fonte: Il Tempo - Di Chio

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