Rassegna Stampa

Risvegli

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 11-10-2016 - Ore 08:06

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Risvegli

CORRIERE DELLA SERA - PASINI - Dispersi, incartati, panchinati, magari solo in rodaggio. Sono i giocatori che hanno deluso nella prime sette giornate di campionato e che ora, dopo la sosta, quando la stagione prenderà un nuovo ritmo, dovranno adeguarsi: o correre o scomparire. Il problema è solo marginale in alcune squadre. Nella Juventus i piccoli inciampi di Pjanic, Cuadrado e Mandzukic sono polveri leggere in un ingranaggio quasi perfetto. Nel Milan Honda frigge e polemizza, ma è da sempre marginale nel progetto, così come lo è diventato Lapadula dopo che Bacca è rimasto rossonero. Certo, l’ex pescarese è costato 9 milioni, ma non basta per farne un caso.

Chi un caso lo è eccome è invece Geoffrey Kondogbia per l’Inter. Il 25 settembre ha toccato il punto più basso della sua avventura nerazzurra iniziata nell’estate 2015, sostituito dopo appena 28’ durante Inter-Bologna. «Gli chiedo di giocare semplice, ma lui non ascolta», ha detto Frank De Boer evidenziando il doppio problema, tecnico e mentale, che attanaglia il francese. Su di lui, dice il luogo comune, pesa la valutazione di 31 milioni datagli dall’Inter per strapparlo al Milan. Un’esagerazione, lo disse anche Roberto Mancini, che tuttavia ha sempre ritenuto il ragazzo potenzialmente uno dei primi cinque centrocampisti al mondo. Dopo tutto questo tempo, però, Geoffrey — che a 23 anni, secondo De Boer, non può più avanzare l’alibi della gioventù — dovrebbe avere finalmente accettato la responsabilità della sua quotazione. Forse sulla crisi pesa anche l’arrivo di Joao Mario, che meglio corrisponde alle necessità di un centrocampista più verticale e svelto, e così Kondogbia è finito in panchina. L’Inter lo aspetta, per quanto ancora chissà .

Meno caso, ma comunque un problema da risolvere per la Roma è Radja Nainggolan. Il belga sta vivendo il suo primo momento di forte difficoltà da quando è arrivato a Roma, a gennaio 2014: aveva cominciato bene la stagione poi è andato in calando, fino alla panchina contro l’Inter. Alla base forse c’è anche una questione atletica: questa per lui è la prima stagione preceduta da una grande manifestazione estiva (gli Europei), un contraccolpo potrebbe essere fisiologico. Ma in una squadra che ha perso Pjanic, Nainggolan per Spalletti è un uomo da recuperare a tutti i costi e con lui pure El Shaarawy, riscattato in estate per 13 milioni: quando Salah a gennaio andrà in Coppa d’Africa, l’ex milanista servirà molto. E da problema dovrà diventare un’arma in più.

A Napoli le perplessità più consistenti riguardano Lorenzo Insigne, scivolato in fondo nelle gerarchie dell’attacco di Sarri. Incidono l’esplosione (anche realizzativa) di Mertens, una certa idiosincrasia per la competizione interna, la difficoltà a entrare in condizione e il malumore per un rinnovo contrattuale che non arriva. Il risultato è che Insigne è l’unica punta a non avere segnato e non è più titolare. Due assist gol a Callejon contro Palermo e Bologna ne confermano le doti conosciute, ma la situazione resta opaca: adesso, con il lungo stop di Milik, Insigne avrà la chance e il dovere di riportare il suo rendimento ai livelli conosciuti.

È quello che si aspettano i tifosi della Fiorentina da Ilicic, il simbolo di una squadra che dodici mesi fa era prima in classifica e oggi ha 10 punti meno. Lo sloveno è appannato, la sua leadership si è persa e, come spesso accade in questi casi, nulla più gli gira bene, come testimonia il rigore sbagliato contro il Milan dopo 9 centri consecutivi dal dischetto. Come lui alla Viola finora sono mancati, per vari motivi, gli alti standard di tanti: Borja Valero, Badelj, Bernardeschi, Kalinic. Ilicic però è l’uomo che Sousa ha voluto fortemente tenere in estate (c’era un’offerta da 15 milioni da Leicester) e rappresenta un tassello decisivo nell’impianto tattico del portoghese. Nell’ultima partita in Nazionale contro la Slovacchia sabato ha giocato bene. Se è un lampo isolato o un segnale di risveglio lo dirà il campionato: tra poco ricomincia, il tempo per nascondersi è finito.

Fonte: Corriere della Sera - Pasini

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