Rassegna Stampa

Roberto Baggio: "Tavecchio & C. dovevano sapere"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 21-05-2015 - Ore 08:38

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Roberto Baggio:

IL FATTO QUOTIDIANO - CALAPÀ - "Hanno tollerato quelle situazioni, non diciamo che ne sono responsabili, ma non possiamo dire che ne fossero estranei" Molto peggio del rigore di Pasadena. L’errore da quei maledetti undici metri, almeno, regalò la sconfitta più poetica possibile. L’ennesimo colpo al cuore per Roberto Baggio, invece, arriva dalla fogna del calcio italico: “Una grande sofferenza che si rinnova”, dice il suo manager Petrone. La vicenda della spartizione dei diritti tv Mediaset-Sky, ma soprattutto lo scandalo calcio scommesse che ormai travolge tutte le categorie, dalla A fin quasi al campetto dell’oratorio, tengono il sistema-pallone sotto botta. E Baggio, 48 anni, uno dei calciatori italiani più amati di sempre, ha lasciato all’inizio del 2013 la guida del settore tecnico della Federazione italiana giuoco calcio, dopo appena un anno e un mese: “Non ci tengo alle poltrone, il mio programma di 900 pagine è rimasto lettera morta, ne traggo le conseguenze”, disse stringendo la lettera di dimissioni tra le mani. Scuote la testa e sospira, adesso, mentre legge i giornali: la ’ndranghe - ta, le bande criminali straniere, addirittura un sequestro, minacce di morte e partite truccate. Quelle dimissioni del 2013 “significavano proprio volersi allontanare da questo mondo”, spiega Vittorio Petrone, factotum e grande amico del “divin codino”, con l’ex grande campione silente al suo fianco: “Lui di queste cose non parla, ma possiamo dire che io mi nutro dei suoi pensieri e alcune cose posso dirle”. Qual è oggi l’umore di Baggio? “Quale vuole che sia. La storia di Baggio con la Figc, con il calcio italiano in genere, è un amore infinito che si conclude con una grande sofferenza, rinnovata da queste ultime notizie. Sono passati ormai più di due anni da quando ha lasciato l’incarico in Federazione e, ad esempio, posso dirle che proprio in questo periodo andiamo e torniamo dalla Cina. Mentre l’Italia non ha saputo valorizzare il suo campione, in quella terra lontana interessa molto e interessano i suoi valori”. Roberto Baggio allenerà in Cina, quindi, ricalcando le orme del suo arcinemico Marcello Lippi? “Allenare no, ma stiamo valutando delle ipotesi relative al calcio e non solo”. Ma torniamo agli scandali di casa nostra, quando Roberto Baggio ha lasciato la Figc lo ha fatto perché aveva captato qualcosa, brutti personaggi? “Diciamo che non era l’ambiente che aveva immaginato”. E cosa farebbe Baggio per risollevare le sorti e la reputazione del calcio italiano? “È una cosa che si devono smazzare il presidente della Figc Carlo Tavecchio e quello della Lega calcio Mario Macalli, che quelle situazioni le hanno in qualche modo tollerate”. Quindi per Baggio sarebbero loro i responsabili? “Non possono certo esserne estranei, almeno per quanto riguarda la consapevolezza di quanto accadeva attorno a loro. Non si può dire che fossero responsabili, ma lo sta - tus quo evidentemente non lo hanno compreso o, al contrario, gli andava bene così e non hanno fatto nulla per cambiare le cose. Noi adesso andiamo in Cina”. Finta, dribbling e gol.

Fonte: IL FATTO QUOTIDIANO - CALAPÀ

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