Rassegna Stampa

Roma, attacco chic. Il futuro è il 4-2-4 senza centravanti

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 11-05-2016 - Ore 06:57

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Roma, attacco chic. Il futuro è il 4-2-4 senza centravanti

GAZZETTA DELLO SPORT - PUGLIESE - Quarantaquattro gol in 18 partite, alla media di 2,44 a gara. Numeri di una Roma eccezionale, quella plasmata in quattro mesi da Luciano Spalletti, una squadra che nel ritorno ha portato a casa la bellezza di 43 punti su 54. Ed il bello è che il tutto è arrivato senza centravanti o quasi, visto l’utilizzo con il contagocce di Dzeko da parte del tecnico giallorosso. Da quando c’è lui sulla panchina giallorossa il bosniaco è partito infatti titolare solo in 7 occasioni, 8 se si valuta anche la Champions League. Subentrando invece 8 volte (9 compresa l’andata con il Real). Il che finisce col porre un quesito importante: ma questa Roma per il suo futuro ha bisogno di un centravanti o no?

IL MODULO Detto che il centravanti è solitamente fondamentale un po’ in tutte le squadre che ambiscono a vincere qualcosa, la Roma di Spalletti negli ultimi due mesi ha virato pesantemente verso un modulo che di fatto non lo prevede: il 4-2-4, costruito con due esterni veloci (Salah ed El Shaarawy) capaci di puntare l’uomo e creare superiorità numerica, un giocatore aggressivo come Nainggolan che toglie fiato ed idee ai primi portatori di palla avversari ed un altro (Perotti) che gli gioca leggermente dietro, sfalsato come posizione, per andare poi ad inventare calcio in quel lembo di campo tra il mediano e il centrale avversario. Un modulo che Spalletti ha iniziato a conoscere quando era ancora giocatore ma studiava già da allenatore. Successe con Giampiero Ventura, che il tecnico della Roma ebbe all’Entella e allo Spezia circa venti anni fa e che considera, di fatto, come uno dei suoi veri maestri.

le certezze Il 4-2-4 Spalletti l’ha utilizzato per la prima volta nel derby, contro la Lazio, per poi riproporlo contro Bologna, Napoli, Genoa e Chievo. Di fatto in 5 delle ultime 7 partite (ad eccezione delle sfide con l’Atalanta e con il Torino), a conferma di un’idea che pian piano è diventata di fatto una certezza. Con quel modulo lì è sostanzialmente impossibile mettere un centravanti, perché i due giocatori centrali devono essere mobili e dinamici. Non serve, insomma, una punta statica, un riferimento. Anzi, meno riferimenti ci sono meglio è. Perché poi ad andare dentro può essere dalle retrovie anche uno dei due centrocampisti centrali, nello specifico più Pjanic di Strooman, De Rossi o Keita, più dediti alla cura dei bilanciamenti difensivi. Tutto questo, forse, è un motivo in più che allontana Dzeko da Roma.

 

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