Rassegna Stampa

Roma, che amarezza

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 16-02-2015 - Ore 07:45

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 Roma, che amarezza

Dopo aver visto l’insulso Roma-Parma una domanda viene quasi automatica: ma come fa una squadra come questa ad essere seconda in classifica con cinque punti di distacco sulla terza? La risposta è da leggere probabilmente nella pochezza di questo campionato che continua ad avere un solo padrone soprattutto per mancanza di avversari: perché se l’anti-Juve era la Roma dopo questo avvio di 2015, a dir poco disastroso, le valutazioni collettive vanno completamente riviste. Anche se ieri, nonostante questa partita inguardabile, i giallorossi non hanno perso punti dalla prima fermata sul pari dal Cesena.

Troppa la differenza tra Roma e Parma per accettare questo 0-0 fatto di nulla, senza gioco ne idee dal quale la squadra di Garcia e lo stesso tecnico, escono drasticamente ridimensionati. Non sono bastati i trentasette punti di distanza tra le due squadre, il fatto che il Parma, che ha subito 47 reti in campionato e ieri neppure una, sia già con un piede in «B» e molto probabilmente questa settimana fallirà anche dal punto di vista economico (purtroppo).

Come non è bastato un divario tecnico enorme tra un gruppo costruito per puntare allo scudetto e una squadra di provincia che aveva come unico obiettivo la salvezza. Così non va e gli alibi delle assenze mai come ora non possono giustificare questo scempio clamoroso che continua a rimediare fischi dalla sua tifoseria.

Anche ieri la squadra è uscita tra gli insulti e i cori, molto «chiari», di una curva Sud a dir poco indignata. Significativo il messaggio dell’Olimpico intero ai tre fischi di Giacomelli: nessuno è più disposto a concedere altro tempo a questa Roma che non vince una partita di campionato all’Olimpico dal 30 novembre scorso e che ha un tabellino da metà classifica in questa seconda parte di stagione. Il bilancio delle ultime dieci partite è impietoso: tre sole vittorie e sette pareggi di cui cinque di fila in casa (senza considerare la sconfitta in Champions, la vittoria ai supplementari di Coppa Italia contro le riserve dell’Empoli e la sconfitta, sempre in coppa, contro la Fiorentina. In questi primi due mesi e mezzo dell’anno la Roma ha realizzato solo undici dei ventuno punti disponibili, in tutto sette in meno della scorsa stagione.

 

Il segnale è chiaro e la Roma, Garcia in testa, devono correre ai ripari perché è impensabile che si possa arrivare in fondo così: nonostante anche gli altri sembra stiano a un clamoroso «ciapa no».

Ma risultati a parte, la cosa che più preoccupa è la mancanza assoluta di gioco: la Roma guizzante, profonda e micidiale di inizio stagione e che tutti avevano eletto in grado di esprimere il miglior calcio, che fine ha fatto? Garcia pensava di poter risolvere la carenza di gol con il rientro di Gervinho e l’arrivo di Doumbia, ma si sbagliava e di grosso. I due ivoriani freschi vincitori della Coppa d’Africa, hanno probabilmente pagato lo stress da rientro e alla fine il migliore attaccante è stato, di nuovo, il giovane Verde.

E qui entra in ballo la responsabilità del tecnico che sembra in confusione: De Rossi e Keita non possono giocare insieme (la squadra perde velocità e si incarta a centrocampo) e lì davanti meglio mandar dentro qualche giovane col fuoco dentro piuttosto che campioni «spenti» o fuori condizione. Qualcosa si è rotto nell’ingranaggio perfetto di Garcia che tutti avevamo indicato quale principale artefice del miracolo della «nuova Roma», finita seconda nella scorsa stagione e in corsa per il titolo quest’anno fino al giro di boa. Ora tocca a lui trovare la soluzione per rimettere in piedi la sua squadra prima che diventi troppo tardi.

L’unica nota positiva è l’imminenza dell’Europa League che già giovedì prossimo darà ai giallorossi l’occasione per riscattarsi: ammesso che questa squadra ne abbia capacità e forza. E per una volta Garcia a fine gara dribbla quando qualcuno gli tira in ballo la parola scudetto (fin qui da lui usata senza indugi): «Ora meglio pensare al gioco» replica il francese. Ecco, con la Juventus a sette punti (ieri ennesima occasione persa per la Roma), forse sarebbe il caso.

Fonte: Il Tempo – T. Carmellini

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