Rassegna Stampa

Roma, che scalata

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 27-01-2014 - Ore 08:20

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Roma, che scalata

L’involontaria alleanza romana durerà poco: a inizio febbraio sarà di nuovo derby, ossia sfottò e timori. Forse se ne giocheranno tre da un mercoledì all’altro, se la Lazio raggiungerà la Roma nelle semifinali di Coppa Italia, le quali in mezzo avranno anche lo scontro di campionato. C’è tempo per le palpitazioni, ma adesso la stagione in diretta mostra le immagini di uno strano connubio e delle conseguenze sul campionato. Aver accorciato a 6 punti sulla Juventus, grazie al 3-1 di Verona e al pari della capolista sabato all’Olimpico, è soltanto una delle dimostrazioni di stabilità offerte dai garçons di Rudi Garcia. Le altre, in ordine sparso: 1) reazione da big, con la quinta vittoria consecutiva (tre in campionato, due in coppa, 12 gol segnati, uno preso) dopo gli sberloni presi a Torino il 5 gennaio. 2) continuità ovunque, per aver ritrovato il successo in viaggio che mancava dal 27 ottobre, a Udine. 3) aggiunta di singoli dominanti, coloro che hanno la capacità di aggirare l’asfissia tattica che rivali inferiori propongono. Gervinho, con un assist e un gol, ha spezzettato le linee fitte dell’Hellas e ridestato la Roma dopo un primo tempo lento. 4) rafforzamento della confraternita del gol. Con i tre marcatori (Ljaijc, l’ivoriano e Totti), sono ora sei i capocannonieri giallorossi a quota 5 reti. 5) tranquillità anche per l’obbiettivo minimo (giudicando la stagione ora, non in estate): 6 punti anche sulla terza, la Champions sicura adesso sarebbe prenotata.

I motivi C’è così la sensazione che in altre annate la Roma non sarebbe stata capace di aggiudicarsi una partita del genere. Molto bloccata per 45 minuti: sistemi simili sono resi opposti dal possesso palla, perché il Verona è spesso a 4- 5-1 mentre i rivali mantengono il 4-3-3 «tagliato», nel senso che centrocampisti e attaccanti cambiano di continuo le posizioni. Il vantaggio di Ljajic, sgorgato da una fuga di Gervinho, ne è la dimostrazione perché sia l’assist-man sia il realizzatore non sono in avvio ala sinistra e centravanti come nell’esultanza al primo minuto di recupero. Ma non è quasi necessaria l’idea di Garcia, ossia immettere dopo Pjanic e Totti (in panchina in avvio) per svellere con la qualità le boscaglie altrui. Perché la Roma che regala il pareggio (errore di Castan prima della sassata di Hallfredsson) ha in casa il personaggio che riesce a dar vita allo spazio invisibile. Ci sono due squadre intere in area per un calcio d’angolo? Fa niente perché Gervinho si mangia gli avversari nell’uno contro uno, quasi un’eresia nel calcio trafficato dei nostri tempi. Gervinho mago e Garcia dice: «Può migliorare ancora ». Il terzo gol serve per far infuriare il pubblico, perché il rigore sembra falso dalla tribuna (e non mette d’accordo nemmeno i moviolisti), ma aiuta Totti a toccare quota 232 in A e 64 dal dischetto. Va detto però che l’esito è corretto: anche se il Verona era quinto e in casa aveva vinto 8 volte su 10, la ripresa dimostra che non ha singoli e capacità offensive per restare aggrappato alla partita. Verona indebolito La terza sconfitta consecutiva dimostra anche che alcune magagne sono inevitabili e legate al destino, vedi le indisponibilità di Agostini, Moras e, a gara in corso, di Maietta che scombussolano tutta la difesa. Altre sono state cercate, ma alcuni sacrifici vengono ritenuti indispensabili da società che puntano alla salvezza. Mandorlini ammette: «Il mercato ci disturba». Jorginho è stato venduto e adesso a centrocampo due gregarioni come Romulo e Hallfredsson (il migliore) vengono guidati male da un loro pari come Donati. Cirigliano sboccerà, così spera l’Hellas, ma finora è stato più fuori per scelta o malanni, quindi la precisione in mezzo è latitante. In gare così timorose, gli esterni sono più difensori che attaccanti, vedi Iturbe e Gomez ieri. E non può risolvere sempre tutto Toni. Ma a 32 punti, queste sono lievi seccature, non preoccupazioni.

Fonte: Gasport

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