Rassegna Stampa

Roma contro Parigi Derby per le Olimpiadi

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 01-12-2015 - Ore 07:45

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Roma contro Parigi Derby per le Olimpiadi

CORRIERE DELLA SERA - MENICUCCI - Se prima erano in cinque a volere le Olimpiadi, adesso sono rimaste in quattro dopo il clamoroso (nemmeno tanto per la verità...) esito del referendum di Amburgo, che ha detto no alla corsa per organizzare i Giochi 2024. Ma delle tre avversarie ancora in lizza — Parigi, Los Angeles e Budapest — la sensazione più diffusa è che Roma se la dovrà vedere soprattutto con la capitale francese, alla quale tra l’altro è legata da gemellaggio esclusivo dal 1956. Una specie di derby, insomma, che si disputerà nei prossimi 650 giorni, quelli che — più o meno — mancano all’assegnazione che ci sarà a Lima nel settembre 2017. 
Il ritiro di Amburgo, al Coni e al Comitato promotore «Roma 2024», è stato preso ovviamente in maniera positiva. Intanto perché, in questo modo, rientrano in ballo i voti tedeschi, stimati in circa una decina (al netto dei membri Cio tedeschi che, come gli italiani, non possono votare per la candidata del proprio Paese). Poi perché, senza più la Germania in ballo (e ieri la cancelliera Angela Merkel si è molto rammaricata per l’esito del referendum nella sua città natale: «Sono molto dispiaciuta, una decisione deplorevole, ma la rispetteremo. Vuol dire che Amburgo non vuole le Olimpiadi»), l’Italia può cercare in maniera più diretta una «sponda» con Thomas Bach, tedesco, presidentissimo del Cio. Lui, naturalmente non partecipa al voto. E, ufficialmente, deve essere «neutrale» rispetto alle candidature. Ma è anche evidente che Bach ha rapporti molto solidi con Roma e l’Italia. All’interno del comitato con Diana Bianchedi, schermitrice come lui, con la quale il presidente Cio si è intrattenuto a lungo a Praga, nella due giorni di lavori dell’Assemblea dei Comitati olimpici europei. Ma anche col resto della delegazione italiana (Luca di Montezemolo, Giovanni Malagò, Mario Pescante) Bach è in ottimi rapporti. Conta? Alla fine conta tutto. 
Specie se, come sembra, alla fine potrebbero non essere neppure quattro le sfidanti. È opinione diffusa, infatti, che una tra Budapest e Los Angeles (se non tutte e due...) potrebbe anche fermarsi prima. Un film già visto, nel recente passato: per i Giochi invernali 2022, finiti a Pechino, rimasero in due; per quelli estivi del 2020, vinti da Tokyo, in tre. 
In ogni caso, tra gli italiani c’è ottimismo: «Se restiamo noi, Parigi e Los Angeles ci va benissimo...», dicono, contando evidentemente sui voti americani. Perché, come detto, è Parigi la vera avversaria da battere: Obama, per dire, ancora non si è pronunciato su L.A. e non ha fissato appuntamenti al Cio, a Losanna, come invece hanno già fatto François Hollande, Viktor Orban e come farà il 21 gennaio Matteo Renzi. 
Ci sarà un effetto «je suis Paris» anche sulle Olimpiadi? A questo proposito c’è un precedente: New York, dopo l’11 settembre, si candidò per ospitare quelle del 2012. Ma la spuntò Londra. Contro Parigi. 

Fonte: CORRIERE DELLA SERA - MENICUCCI

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