Rassegna Stampa

Roma e quella voglia di Olimpiade che unisce arte, cultura e anche Pil

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 18-02-2016 - Ore 07:46

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Roma e quella voglia di Olimpiade che unisce arte, cultura e anche Pil

CORRIERE DELLA SERA - MENICUCCI - La voce narrante è di Sergio Castellitto, le immagini scelte e selezionate da Paolo Sorrentino, l’inno verrà scritto da Ennio Morricone. Perché il sogno dell’Olimpiade, a Roma, non è legata — nel pensiero dei «padri» della candidatura, Giovanni Malagò e Luca di Montezemolo — solo allo sport, ma anche alla bellezza, all’arte e alla cultura. E, secondo Montezemolo, «anche questo è un segnale: questi due mondi, di solito, non vanno molto d’accordo». 
Roma si presenta, con una kermesse organizzata al Palazzo dei Congressi dell’Eur (in prima fila i ministri Alfano e Madia, il governatore del Lazio Zingaretti, il prefetto Gabrielli, gli aspiranti sindaco Giachetti, Morassut, Fassina, Rossi), «in diretta» rispetto all’invio della prima parte di dossier olimpico al Cio di Losanna: 85 domande, per spiegare filosofia di fondo e linee guida. Anche le rivali si presentano: il logo di Los Angeles è un angelo che spicca il volo («Segui il sole», lo slogan). E per Thomas Bach, presidente Cio, «sarà una competizione affascinante, tra quattro forti candidate (le altre sono Parigi e Budapest, ndr ) 
Roma parte dal telegramma del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che parla di una sfida «che sollecita le capacità progettuali del Paese», per la quale serve «unità di intenti». Un’occasione «per parlare al mondo, per rafforzare i messaggi di pace e solidarietà», da sfruttare «eliminando storture, zone grigie e illegalità». Mattarella, fornendo il suo «incoraggiamento al Comitato promotore», auspica «un grande gioco di squadra: come nel ‘60 le Olimpiadi segnarono lo sviluppo economico dell’Italia, così quelle del 2024 possano diventare il crocevia di una crescita contrassegnata da qualità e sostenibilità». 
E il budget? Secondo il duo Montezemolo-Malagò, coppia ormai collaudatissima che si scambia battute reciproche, «ci vogliono 2,1 miliardi di euro per gli impianti permanenti, più altri 3,2 miliardi (che, dicono i promotori, «saranno coperti dai ricavi provenienti da Cio, sponsor, diritti tivù, merchandising») per gli impianti temporanei, i servizi, la sicurezza e l’organizzazione dei Giochi». Qualche cifra sembra non tornare se è vero che, solo per garantire la sicurezza occorrono «circa 800 milioni di euro». 
Le strutture permanenti sono quelle note: il villaggio olimpico a Tor Vergata, zona sud-est («l’unica sviluppabile della città, sul Tevere c’era il no degli ambientalisti», spiega Malagò rispondendo alle polemiche dell’ex sindaco Ignazio Marino), con 17 mila alloggi che poi saranno riconvertiti in parte in campus universitario, in parte in laboratori per il Policlinico e in parte in case popolari; il media center vicino alla Rai, a Saxa Rubra; più alcuni impianti di gara (arena per il ciclismo, parco naturalistico per la canoa, recupero dell’incompiuta «Città dello Sport» progettata da Santiago Calatrava per i mondiali di nuoto del 2009 e il salvataggio dello stadio Flaminio che versa in condizioni disastrose). 
Gli altri 3,2 miliardi andranno invece per le strutture temporanee che, a parte l’Olimpico e il Foro Italico, saranno nella stessa Tor Vergata e alla Fiera di Roma. Location extra per la mountain bike, dentro Villa Ada; il Tiro con l’arco al Circo Massimo; l’equitazione ai Pratoni del Vivaro; il calcio nei principali stadi italiani, con le finali — se ci sarà — nel futuribile stadio della Roma; la vela, per la quale è stata scelta («per motivi esclusivamente tecnici») Cagliari. Suggestiva l’idea di allestire, al Colosseo, una sorta di «premiazione bis» per le medaglie d’oro. 
Secondo lo studio di Unindustria, le Olimpiadi a Roma dovrebbero portare un aumento del Pil dello 0,4%, 177 mila posti di lavoro e un boom turistico (calcolato prendendo a riferimento Sidney, Barcellona, Londra) nei due anni successivi. Poi ci sono le infrastrutture. Malagò e Montezemolo non fanno previsioni ma per potenziare le metropolitane, migliorare la viabilità, rinforzare i collegamenti su ferro, forse non bastano dieci miliardi di euro. Cambiare Roma, per cambiare anche i romani? Malagò scherza in romanesco: « Ce provamo ». E Montezemolo, prontissimo: « Ma non ce riusciremo ». Questa, in fondo, pare la sfida più difficile. 

Fonte: CORRIERE DELLA SERA - MENICUCCI

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